Pubblicato il: 9 giugno, 2011

Genitori e figli: più dialogo e meno disciplina

genitori e figli definitivoIl 25% delle giovani d’oggi ha un pessimo rapporto con il proprio padre, o lo ignora completamente. Sono questi i dati sconcertanti che emergono da una recente indagine in cui sono stati presi a campione 20 ragazze con un’età compresa tra i 17 e i 20 anni. Al contrario, lo stesso sondaggio mostra quanto sia molto più forte il rapporto che esse hanno con la madre: il 45% di loro, quasi 1 su 2, dichiara di avere un ottimo rapporto con lei, mentre soltanto il 15% dice di avere lo stesso tipo di legame anche con la figura maschile. Insomma: la madre sembra comprendere meglio le questioni adolescenziali rispetto al suo compagno, forse a causa dell’identificazione delle ragazze con la figura femminile di cui già parlava Freud agli albori del ventesimo secolo o forse perché pare proprio che, per una questione ormonale, le donne abbiano una capacità di ascolto e comprensione più sviluppata degli uomini, che le rende particolarmente inclini al dialogo. Sempre a questo proposito, un bel 35% afferma di confidarsi sempre o spesso con i propri genitori, e solamente il 10% confessa di non farlo mai. Ne ricaviamo un’immagine di genitore che sembra avvicinarsi persino a quella dell’amico: con molte differenze, ovviamente.  La verità è che l’idea di famiglia e di genitore –insieme agli insegnamenti che esso deve dare- si è modificata moltissimo nel corso delle ultime decadi. Prima dell’ultima guerra mondiale erano molto comuni le grandi famiglie con una decina di bambini poverissimi e costretti a lavorare duramente, ed in seguito il rapporto di formalità e disciplina è andato sempre allentandosi, fino ai giorni nostri, dove, di fronte ai pericoli che la società pone nei confronti dei più giovani, i genitori reagiscono giustificando anche le loro azioni sbagliate e cercando di piacere ai figli a tutti i costi: un’inversione di marcia rispetto alla linea adottata in precedenza. E se da un lato i figli dimostrano di avere un bel dialogo aperto con la madre, fondamentale per lo sviluppo, dall’altro si può dire che ci sia sempre più incertezza da parte dei genitori sulla tattica di insegnamento da adottare: se sia meglio seguirli passo per passo o lasciare loro l’autonomia e la difficoltà di venire da soli a capo dei propri problemi. Di certo, l’avvicinamento assicura che i figli siano, consciamente e senza sotterfugi di vario tipo, molto più monitorati, e questo li tiene lontani da molti pericoli. Inoltre, nel dialogo il genitore perde per un attimo la classica figura dell’ “adulto responsabile” al quale nascondere i propri misfatti e si apre al figlio raccontandogli di avere a sua volta vissuto esperienze simili a quelle che lui sta vivendo, e fornendo una soluzione valida a causa della propria esperienza, in un’età (quella compresa tra i 17 e i 20 anni) in cui ci si ritrova ad affrontare problemi “da adulto” e decisioni importanti: la maggiore età, con tutte le responsabilità che essa comporta, e l’inizio di un percorso universitario o lavorativo.

Sara Servadei

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