Pubblicato il: 6 Marzo, 2010

Gionata Nencini e il giro del mondo in moto

Un ragazzo del 1983, una moto Honda Transalp del 1987, 6 continenti, 8 anni per percorrere 300000 km in 80 paesi. E con solo 2200 euro iniziali.

Questa è la storia di Gionata Nencini, storia iniziata l’8 maggio 2005, ad oggi ancora in fase di scrittura. È la storia di un ragazzo toscano, di una moto usata di terza mano costata 800 euro e di un mondo da scoprire ancora per metà. Nel 2005 la Russia, nel 2006 l’Asia, nel 2007 l’Australia, nel 2008 la nuova Zelanda.

Gionata ha recentemente concluso il tour panamericano.

La cosa che mi ha fatto subito innamorare della storia di questo mio coetaneo è che il ragazzo ha scelto di viaggiare senza sponsor, quindi per mantenersi durante la sua odissea lavora dove sosta, spesso dormendo da chi lo ospita, altrimenti ripiegando nelle campagne con la sua tenda. Il tutto per un costo complessivo di 400 mensili. Insomma è il viaggio che autogenera quello di cui ha bisogno per esistere come tale. E potenzialmente il miracolo avviene all’infinito, perché, come dice Gionata, si viaggia per viaggiare, non per arrivare.

E’ una vita nomade. Arriva e non conosce nessuno, poi quando ha accumulato una cifra sufficiente parte, lasciandosi alle spalle una fetta di mondo per sorridere alla rimanente.

Io l’ho conosciuto attraverso una rubrica sulla rivista In Moto, e mi ha subito affascinato anche per il modo ironico e alla mano con cui presenta l’esperienza incredibile che sta vivendo.

Come uno dei miei eroi preferiti, Bettinelli, non è meccanicamente preparato, e lui ci scherza sopra, perché alla fine per quello che ha in testa è davvero secondario. Partito senza gps, senza visti o vaccinazioni, carnet di passaggi, patente internazionale. Aveva salute, tempo a disposizione e curiosità.

Attraverso il suo sito è possibile entrare in contatto con il suo mondo e la sua storia, condividere esperienze e donargli un pieno di benzina, aiutandolo a proseguire nella vita che ha scelto. Una vita che tutti invidiano, ma che pochi avrebbero il coraggio di scegliere.

Luca Colnaghi

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