Pubblicato il: 26 Maggio, 2008

Gli scheletri nell’armadio

Dalla padella alla brace.

Raffaele LombardoRaffaele Lombardo – Salvatore Cuffaro. Stessa scuola democristiana e stesso padrino: l’ex ministro Lillo Mannino arrestato per concorso in associazione mafiosa nel 1995. Tutti e due con una fedina penale che di pulito tiene veramente poco: Totò ha festeggiato per aver schivato l’aggravante mafiosa, contento della sua condanna a 5 anni, don Raffaele, invece, ha avuto l’onore di essere stato arrestato per ben due volte. Adesso ha sorprendentemente ottenuto il 65% del consenso dei siciliani, divenendo così il nuovo presidente della regione siciliana. E così, dato che 2+2 fa 4, il ragionamento ci porta a pensare che siano andate al diavolo tutte le questioni etiche di una società già ampiamente in crisi, senza alcuna voglia di riscatto. Ora don Raffaele dovrà “impostare” tutte quelle migliaia di siciliani che hanno posto su di lui la propria fiducia con un voto davvero “utile”! Le sue mani d’altronde erano già sopra tutto: controllo sulle società che gestiscono le risorse idriche e la raccolta dei rifiuti (le famose Ato), sulla sanità, su cooperative, perfino sulla società che gestisce l’aeroporto di Catania. Finché si tratti della bontà di un uomo, tutto da apprezzare. Peccato però che i concorsi pubblici siano banditi soltanto in prossimità delle elezioni, e così anche le promozioni nelle ASL e negli altri enti pubblici da lui controllati. E se aggiungiamo anche che nel 1992 Lombardo fu arrestato per abuso d’ufficio, perché la sua segreteria politica avrebbe dato qualche piccolo consiglio ad alcuni candidati di un concorso della asl, come la mettiamo? Fu condannato ad un anno e mezzo in primo grado, in seguito fu assolto. In fondo se ultimamente chi rivela informazioni a personaggi mafiosi non aiuta direttamente la mafia, allora tutto è possibile. E se continuiamo dicendo che nel 1994 tornò in carcere, dopo che il presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini rivelò di avere versato ad un comitato di politici, tra i quali lui era in prima fila, cinque miliardi di lire, che ne pensate? Lombardo venne accusato di corruzione, ma i giudici considerarono quei soldi un regalo e il reato alla fine venne dichiarato prescritto. Se da una parte Cuffaro aveva promesso di abbandonare la politica ed invece ce lo ritroveremo subito sulla poltrona del senato, Lombardo astutamente 14 anni fa s’inabissò in un stato di silenzio profondo. Scomparì per anni dalla scena pubblica, giusto il tempo di far dimenticare alla gente la propria infelice storia di accuse e processi. Poi, come la mitica fenice, risorse dalle proprie ceneri all’alba del nuovo millennio: da vicesindaco di Catania al ruolo di Presidente della Provincia, passando per tanti altri incarichi. E nessuno sembra aver ricordato il suo passato. La presidenza della regione è stata ora agguantata. Dopo 7 anni di potere nelle mani di un condannato per favoreggiamento, nessuno ha sentito l’esigenza di segnare una svolta di liberazione da una rappresentanza clientelare a capo della regione. La politica continuerà a presentarci alla nazione, al mondo come un territorio che per ben tre volte ricade nello stesso errore e che quindi ama una politica sporca.

Gianlunca Ricupati

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