Pubblicato il: 19 Dicembre, 2008

Gomorra

gomorraGomorra è un pugno nello stomaco, un pugno talmente violento da far mancare il respiro. Ogni scena, ogni azione, come ogni frase del libro, genera disgusto. Disgusto e rabbia che aumentano se pensiamo che quella che vediamo non è solo una trasposizione cinematografica, è la realtà. La realtà cruda e spietata delle favelas d’Italia, le favelas di Napoli: Scampia, Secondigliano, Casal di Principe, Giugliano e tante altre. Gomorra ci porta all’interno di queste realtà, all’interno delle dinamiche e dei meccanismi criminali di questi luoghi, senza nessun timore, senza risparmiare nulla. Matteo Garrone nella sua pellicola utilizza le storie del libro di Roberto Saviano e sviluppa cinque storie parallele che non hanno tra loro punti di contatto: la storia di Pasquale, capo sarto in una delle fabbriche gestite dalla camorra;  la storia di Totò, tredici anni ed aspirante camorrista, che aiuta la madre a consegnare la spesa a domicilio; la storia di Marco e Ciro, due “guaglioncelli”, due teste calde che credono di poter creare un “sistema” tutto loro; la storia di Don Ciro, “sottomarino” del “sistema”, addetto alla consegna degli stipendi alle famiglie dei camorristi; la storia di Roberto (Saviano) e Franco, lo stakeholder che si occupa di smaltire illegalmente i rifiuti altamente tossici di aziende del nord. Il film di Garrone è davvero crudo ed angosciante. Con l’aiuto di Saviano (sceneggiatore), Garrone riesce a centrare in pieno i punti cruciali del libro. Rispetto al libro però, il film dà per scontate tutte le dinamiche che si muovono attorno alle storie. Non si fanno né nomi né cognomi, ma solo allusioni. Dopo il successo di Cannes, adesso il film punta in alto: rappresenterà l’Italia alla notte degli Oscar. La speranza è che all’attenzione riservata al libro ed al film corrisponda anche un’attenzione maggiore per la realtà campana. Non più solamente a livello italiano, ma adesso anche europeo e mondiale.

Diego Bonomo

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