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Guida alla fotografia

Il 23 aprile 2010 è stata inaugurata la Mostra di “Guida alla fotografia”, a conclusione di un corso tenuto da Jessica Hauf e Manuela Partanni articolatosi in due percorsi diversi: reportage, che ha visto la partecipazione straordinaria ad un incontro di Elvira Seminara scrittrice e giornalista, e ritratto, a cui invece ha partecipato Claudia Castiglione come truccatrice. L’esito del corso di Ritratto e Reportage è stato più che buono, infatti molte delle fotografie esposte sono particolarmente originali e ricche di sapienti giochi di luce. Parlando con alcuni dei partecipanti e “apprendisti  fotografi”, sveliamo la storia che sta dietro ai loro scatti.

Giusy Cuccia: “Protagoniste dei miei scatti sono le cascatelle di Agira; ho immortalato tutta la lavorazione di questo dolce originario del mio paese e per questo ho trascorso qualche ora in un laboratorio. Il corso è stato particolarmente stimolante, infatti dalla teoria siamo passati alla pratica: abbiamo fatto fotografie alla fiera di Catania, alla villa Bellini, alla pescheria. L’esperienza più bella è stata una sera, quando Jessica ci ha fatto entrare in camera oscura e ci ha mostrato come si sviluppano le immagini.”

Lidia Crisafulli: “Ho scelto come soggetto il randagismo perché a Catania non se ne parla e mi sta molto a cuore. Le mie sono foto di Reportage, sono scatti “on the road”. Il corso per me è stato molto interessante; ancora vado a scuola, all’ Istituto d’Arte e nel mio prossimo futuro voglio approfondire lo studio della fotografia.”

Laura Gallo: “Ho passato una mattinata al CUS e lì ho incontrato dei ragazzi che da pochi anni hanno iniziato il parkour, uno sport nato negli anni ‘80 e poco conosciuto qui in Italia. Il ragazzo che ho usato come soggetto si chiama Danilo Giuffrida che pratica il parkour da quattro anni. Ho scelto il bianco e nero per una migliore resa della foto, perché la luce era molto bassa e i colori avrebbero dato meno risalto alle foto. Il corso è stato eccellente, dal punto di vista umano, artistico e professionale. L’insegnamento più grande è stato imparare a vedere al di là della realtà e cogliere quindi l’aspetto più umano delle persone e, se è lecito dirlo, l’anima delle cose.”

Maria Proto: “Ho avuto la possibilità di incontrare i rom che ritraggo nelle mie fotografie, nei loro villaggi che si trovano a S. Giovanni La Rena e vicino al cimitero di Catania. Ho scelto questo tema perché credo che queste realtà abbiano molto da raccontare. Sono andata in questi villaggi insieme ad un’associazione siciliana di volontari (altrimenti sarebbero stati inaccessibili), con un pullmino molto vecchio. Lì ho chiesto il permesso di scattare fotografie e alcuni di loro sono stati disponibili, altri non hanno voluto perché sono andata là in un giorno di festa per loro. Queste realtà sono molto particolari: in alcuni villaggi sono bene organizzati e i bambini vanno anche a scuola; in altri invece vivono in misere condizioni, abitano in casette costruite da loro con pezzi di legno. Contrariamente a quello che i media ci trasmettono, ho visto che i rom sono molto legati ai bambini e hanno un senso della famiglia molto forte. Il corso è stato molto interessante, appassionante e stimolante infatti le nostre foto sono tutte diverse. Ho persino studiato il libretto d’istruzioni della macchina fotografica!”

Elisa Favara: “Ho un’amica, Francesca, che suona il pianoforte e guardarla mentre suona mi ha sempre appassionato. L’idea originaria del mio lavoro era la dicotomia tra “noi come siamo mentre lavoriamo” e “noi come siamo con gli amici e nello svago”. Volevo ritrarre Francesca sguaiata nell’amicizia e aggraziata nella simbiosi con il piano. In seguito però si è aggiunta una bambina, una sua alunna e mi sono piaciute molto mentre suonavano insieme, così ho cambiato un po’ il mio lavoro.”

La mostra si terrà fino al 7 maggio, all’ex monastero dei Benedettini di Catania dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18.

Elena Minissale