Pubblicato il: 20 Febbraio, 2009

Ho visto i vichinghi felici

luca-colnaghi-vichinghi«Andiamo a Stoccolma?» Eravamo tre amici al bar, come in Vita da Boheme di Kaurismaki, ma con l’entusiasmo casereccio e nonsense di Rino Gaetano e della sua propagandistica Stoccolma, bandiera canora di ogni Lando Buzzanca nella terra dei vichinghi. L’arrivo all’aeroporto di Skavsta appaga il nostro desiderio di virilità: nel bel mezzo del Wyoming svedese, di notte, freddo e nebbia. Stappiamo la prima birra ripromettendo poi di alzare la gradazione immaginandoci fiumi di vodka che sgorgano in fontane a forma di scure. Quando il pullman si ferma davanti alla sede centrale dell’Ikea, madre di ogni libreria Billy, anche il più coriaceo dei guerrieri si commuove. Mostrando l’immancabile tessera Family chiede ai compagni di immortalare il momento. L’arrivo in città dopo un’ora abbondante tra boschi e segnaletiche raffiguranti alci è costellato di luci. Ci si immagina a Broadway, musica jazz e il batterista che spinge sul charleston. Poi però silenzio e vento, la città in settimana passa le notti in casa. Poca Vodka, nonostante la Absolute e il bar di ghiaccio, molta birra perché è pieno di pub inglesi e irlandesi.

Il giorno seguente riordiniamo le idee e scopriamo la Venezia del Nord. Stoccolma non è terra di vichinghi nonostante gli elmetti in plastica made in China. Saltiamo da un’isola all’altra come in Behind The Gare Saint Lazare per scoprire una città ospitale, persone squisite al limite dell’impossibile. Le biciclette non vengono mai legate. Quando chiedi un’informazione ad un passante questo può persino scortarti arrivando a chiamarti un taxi o l’ostello. I Tassisti accostano e si fermano per spiegarti la strada. Andiamo perplessi a seguire la parata davanti al palazzo reale, una sorta di remake scandinavo del cambio della guardia inglese; più alla mano però, perchè le guardie sorridono e si fanno fotografare, la banda suona oltre alll’inno nazionale, musica leggera ed ovviamente gli Abba. Gamla Stan diventa il centro di questa rivoluzione copernicana di cui vogliamo far parte. Diventare svedesi DOC. Non potendo nell’aspetto, proviamo almeno con un corso accelerato di storia e cultura visitando il Vasa, il Nordiska e lo Skansen, stupendo museo all’aperto dove è messa in scena la vita dei villaggi svedesi agli inizi del secolo. Si può gironzolare nelle case ricostruite fedelmente per l’occasione, parlare con i fabbri, i contadini, il panettiere, spesso ti offrono anche qualcosa da assaggiare. Giusto perché siamo in Svezia e la gentilezza è di casa. Ma del resto cosa aspettarsi da un paese che controlla severamente la vendita di alcolici a minori, dove l’evasione fiscale è praticamente zero, un paese che finanzia gli universitari e che nelle edicole mette davanti a tutto le banane? Il potassio come soluzione alla sindrome di Stendhal? Forse, per questo dal nostro ostello – una barca ancorata vista città – sbucciamo l’unico frutto dell’amor ormai completamente infatuati di questo paradiso galleggiante. I miracoli li si fa sempre camminando a fil di acqua, del resto. Qui ci sono riusciti, e quando leggo che la Svezia è prima in Europa per numero di suicidi mi chiedo se sia davvero colpa delle poche ore di sole, o forse il sospetto di vivere l’ennesima illusione artificiale è soltanto meglio nascosto, come la marmellata nella loro Princess Torte.

Luca Colnaghi

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