Pubblicato il: 29 Settembre, 2008

I diari della motocicletta

Anno 1952. Ernesto Guevara de la Serna, giovane borghese laureando in medicina, e Alberto Granado, biochimico, decidono di lasciare Buenos Aires per un viaggio che attraverserà tutta l’America Latina. In sella alla “Poderosa”, una Norton 500 M18 del 1939, i due partono per quella che doveva essere un’avventura giovanile. Invece, abbandonata la poderosa e continuato il viaggio nei modi più disparati, i due giovani osservano con i propri occhi e sperimentano sulla propria pelle quella che è la vera realtà sociale sudamericana: un continente povero, la cui popolazione vive di stenti ed è profondamente straziata dai sistemi economici utilizzati. Passando per Machu Picchu e per il lebbrosario di San Paolo, Ernesto e Alberto si misurano con questa dura realtà sociale e prendono coscienza della necessità urgente di cambiamento. Il film si propone, quindi, di mostrare l’origine del percorso politico ed intellettuale del giovane “Che” e del suo amico Alberto, attraverso il viaggio che li avrebbe profondamente segnati, in un modo o nell’altro, per il resto della loro vita. Il viaggio è dunque anche un viaggio morale, un percorso di formazione da una situazione di distaccata inconsapevolezza alla presa di coscienza del reale.

Il film,tratto dai diari di viaggio del “Che”, Latinoamericana (Notas de viaje), e dal libro di Alberto Granado, Un gitano sedentario (Con el Che por America Latina), è stato presentato in concorso al 57° Festival di Cannes ed ha ricevuto anche un premio Oscar per la miglior canzone (El otro lado del rio, dell’uruguaiono Jorge Drexler). Dopo Central do Brasil (1998), il regista Walter Salles dimostra ancora una volta di saper fare dell’ottimo cinema d’autore con un forte attaccamento alle questioni sociali e politiche del suo Sudamerica. È film dunque un ottima lezione morale rivolta a tutti i giovani, giovani che anche oggi, come allora, hanno bisogno di osservare e riflettere sulla realtà sociale che li circonda, per scoprire valori reali in cui credere e per cui lottare.

Diego Bonomo

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