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I misteri dell’arte in Italia: la Cappella di Sansevero ed il Cristo velato

11 maggio 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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In foto - il "Cristo velato" (Giuseppe Sanmartino, 1753)
Il bel paese è notoriamente conosciuto per la sua cultura e l’arte, le quali trovano radici antichissime da ricollegarsi alle molteplici popolazioni che nel corso della storia hanno abitato la penisola italica. Tanti sono i periodi storici che hanno fatto dello stivale uno tra i paesi maggiormente intrisi di beni culturali e testimonianze di popolazioni passate. Reperti archeologici i quali godono dello statuto di “patrimonio dell’umanità”, i resti dell’Impero romano che avvolgono la capitale ed il resto del paese, teatri greci che nascono dai declivi di colline siciliane e partenopee, paesaggi suggestivi invidiati, declamati e immancabilmente visitati dalle più grandi personalità della scienza e della cultura di tutti i tempi: Goethe, Nietzsche, Freud, non sono che pochi esempi di alte personalità le quali furono rapite dalla straordinaria bellezza dei paesaggi italiani. Il connubio perfetto tra storia e mito, panorami suggestivi e reperti archeologici, sono storicamente gli ingredienti fondamentali che fanno della terra di Dante il luogo più ambito da milioni di visitatori che nel corso della storia dell’umanità si sono fatti sempre più ammaliare dalle bellezze storico-artistiche del nostro paese, sempre più coinvolgere da un sentimento di affetto, stima e rispetto verso uno dei luoghi che nel mondo può offrire di più in termini di cultura, storia, arte, clima e paesaggi di natura mediterranea.

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In foto: la "Pudicizia" (Antonio Corradini)
Tra i numerosissimi beni culturali che custodisce la penisola, ve ne sono non pochi i quali da sempre sono avvolti da un’aura di mistero in merito ai metodi di creazione utilizzati dai loro autori. Un particolare interesse lo suscita una popolare scultura marmorea che rappresenta il “Cristo velato”. Tale scultura risale a metà del diciottesimo secolo e viene realizzata dallo scultore partenopeo Giuseppe Sanmartino. Il “Cristo velato” viene considerato uno delle maggiori espressioni di arte scultorea di sempre, causa la perfezione di realizzazione che rende la statua notevolmente simile al vero. La suddetta si trova  tuttora nella navata della Cappella Sansevero a Napoli. Come si può notare dalle immagini, la perfezione di realizzazione quasi oltrepassa l’umana abilità; il sudario che avvolge il Cristo nel momento ultimo della sua vita, non richiama assolutamente la durezza del marmo con il quale è stato scolpito, bensì agli occhi degli utenti si può solo riscontrare la delicatezza e morbidezza della seta. Insomma, sembra impossibile che la mano di un uomo possa aver superato in abilità ogni limite. Infatti, in merito non mancano leggende (più o meno valide) le quali considerano il “Cristo velato” il risultato di esperimenti di natura alchemica. La storia vuole che il principe Raimondo Di Sangro, meglio noto come principe di Sansevero, grazie alle proprie doti d’alchimista riuscì a pietrificare un vero sudario di seta, spacciandolo come opera ricavata da certosino e maniacale lavoro scultoreo. Di fatto, basterebbe avvicinarsi alla statua per notare quanto la perfezione superi se stessa, sarebbe legittimo poter pensare ad un lavoro che vada al di là delle tecniche di scultura.

Similmente al “Cristo velato” anche altre sculture ubicate all’interno della Cappella Sansevero (NA) possono vantare una certa precisione in termini di lavorazione. La statua denominata “Pudicizia”, rappresenta una donna la cui nudità viene completamente coperta da un velo. La delicatezza e la sinuosità di movimenti del velo sembra avere fortissime analogie con le caratteristiche del “Cristo velato” di Sanmartino. La spiegazione a cotanta perfezione può essere nuovamente ricercata nelle abilità alchemiche del principe di Sansevero.

Infatti, si vuole che il principe riuscisse a preparare delle soluzioni particolari in modo tale che gli oggetti potessero pietrificarsi ed apparire come prodotti creati dal marmo. Secondo alcuni studiosi le pratiche alchemiche si basavano su una soluzione basica di idrato di calcio. Il processo sarebbe stato il seguente: la statua veniva posta in una vasca e ricoperta da un velo bagnato; su questo veniva versato latte di calce diluito e sul liquido veniva spruzzato ossido di carbonio proveniente da un forno a carbone. Così facendo si poteva ottenere del carbonato di calcio, ovvero il marmo. Il dubbio che la realizzazione di capolavori come quelli presi in esame in questa sede possa essere frutto di operazioni alchemiche o solo di grande destrezza da parte degli artisti è ancora forte, e in merito non si è ancora trovata una risposta. Comunque, tali meraviglie artistiche riescono sempre a far notare quanto l’arte possa essere considerata la massima espressione delle capacità umane. Si riesce a comprendere ed essere sicuri delle grandi capacità insite nell’uomo, il quale può riuscire a superare se stesso e trovare la perfezione.

Leonardo Di Stefano

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