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I nuovi poveri siamo noi

30 dicembre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

Tagli, tagli, tagli e recessione. Sono queste le parole d’ordine con cui l’Italia affronta la crisi mondiale: cercando di abbattere il debito con tasse sempre più alte e sempre più pesanti.

E mentre la classe politica si para dietro alle lacrime di coccodrillo per una riforma che doveva essere fatta e che è stata commissionata ad un esterno solo perché la classe politica non ci rimettesse la faccia agli occhi degli italiani (che per un bel po’ ricorderanno Mario Monti come “colui che ci ha riempito di tasse”), la popolazione si ritrova sempre di più a fronteggiare il problema di come arrivare alla fine del mese.

Se prima nell’immaginario collettivo il “povero” era il vagabondo la cui storia ci appariva così lontana dalla nostra, ora invece ci accorgiamo che la povertà è attorno a noi: il nostro vicino di casa, i nostri amici e noi stessi potremmo rientrare negli undici milioni di persone che si ritrovano attualmente a fronteggiare questa piaga. Più di un italiano su sei, insomma: e tra questi, 7 milioni e 800mila si trovano in una condizione di povertà relativa (ossia vivono in media con 800 euro al mese) e 3 milioni in povertà assoluta (con una disponibilità economica  media di 550 euro al mese). Ovviamente, quando la situazione è così magra, è chiaro che non è facile nemmeno gestire un eventuale mutuo o affitto: negli ultimi dieci anni, ben 220000 famiglie hanno perso la casa. Sono stati registrati, inoltre, 65000 sfratti, di cui 56000 avvenuti per morosità. Ciò che più spaventa, però, è che la situazione va sempre in peggiorando: si calcola che ben 50000 famiglie siano a rischio povertà, poiché potrebbero perdere casa e lavoro. Insomma, non solo i pasti giornalieri distribuiti dalla Caritas sono passati dai 350 del 2010 ai 500 del 2011, ma minacciano di salire ancora nel corso del 2012 per fronteggiare una nuova epoca di carestia.

Tra le categorie a rischio troviamo il ceto medio, che se prima riusciva a vivere in maniera modesta ma egregia, oggi si ritrova attanagliato da una moltitudine di imposte in più che mettono seriamente in pericolo il suo stile di vita. Tra questi troviamo, poi, in particolar modo, gli anziani le cui pensioni troppo modeste faticano sempre più a svolgere il loro compito fino alla fine del mese, i divorziati che devono versare assegni di mantenimento a mogli e figli ma spesso sono i primi a non riuscire a mantenersi e le famiglie con più figli, che si trovano a dover far fronte alle esigenze di più persone che non percepiscono uno stipendio ed al contempo necessitano di denaro per l’istruzione e per il sostentamento.

Un problema di fronte al quale l’Italia sembra voler chiudere gli occhi: infatti, confrontando gli aiuti delle istituzioni pubbliche del nostro paese con quelle degli altri stati europei, ci si rende conto di come all’estero i poveri siano più tutelati e sostenuti. E si arriva all’amara conclusione che questa crisi non potrà non cambiare la quotidianità di tutti noi.

Sara Servadei

 

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