Pubblicato il: 3 novembre, 2010

I volti dell’imigrazione – La storia di Yusuf

lavoro_campiQuesta è la storia di Yusuf, un ragazzo nigeriano di 27 anni sbarcato tre anni fa nel porto “clandestino” di Lampedusa: aveva la compagnia del fratello Fairuq quando lasciò Sokoto, città del nord della Nigeria, motivato dalla speranza di cercare in Italia una condizione migliore, trovare un lavoro e poter riuscire a mandare qualche spicciolo a sua madre, costretta a badare agli altri sei figli. L’Italia vista da là ha un’immagine diversa, un’immagine di benessere, sociale ed economico, ed è questa la via che loro, invano, hanno inseguito. Dopo esser rimasti per una settimana nel centro di accoglienza di Lampedusa, le strade di Fairuq e Yusuf ben presto però si sono dovute dividere, per necessità: Fairuq, dopo tanto peregrinare, è riuscito ad avere un posto come cameriere nell’entroterra irpino; Yusuf, invece, ha sempre lavorato nei campi, a Ragusa prima e a Castel Volturno poi. Ora, da quasi due mesi, è riuscito a riunirsi al fratello: adesso vive in provincia di Avellino, dopo esser scappato dall’inferno domiziano. Yusuf non ha ancora imparato l’italiano: del resto per lavorare nei campi non serve, quello che occorre è solo la forza delle braccia e tanta tanta pazienza nel sopportare continui soprusi. Fairuq, invece, grazie al suo lavoro di cameriere che gli permette di stare in continuo contatto con la gente, è riuscito a imparare la lingua in maniera soddisfacente, ed è lui a raccontare la loro storia. «Io sono stato più fortunato di mio fratello – dice Fairuq – perché ho raccolto patate per poco tempo, prima di riuscire a fare il cameriere. Mio fratello, invece, ha lavorato tanto, ha sudato e i suoi capi spesso non lo hanno pagato. Era andato lì (a Castel Volturno n.d.r.) per seguire un amico, ma ben presto ha avuto a che fare con gente cattiva, senza cuore». Fairuq racconta di come suo fratello sia stato trattato da schiavo, mal pagato, la sua dignità calpestata; ed è per questo che è schivo, diffidente verso tutti, a volte sembra burbero, ma in cuor suo non lo è: è un’armatura che ha dovuto indossare come protezione, per respingere i continui attacchi di chi sfrutta questa povera gente. «Il suo capo aveva un allevamento di bufale e dei campi di pomodori. Ed era là che Yusuf lavorava: alle 5 era già nei campi; prendeva 20 euro al giorno per 10 ore di lavoro. Il vero problema però – continua a raccontare Fairuq – erano le condizioni in cui viveva: in un condominio abusivo, senza una cucina, senza niente, insieme ad altre dieci persone. Di sera era costretto a spacciare perché glielo imponeva qualche capo nigeriano: una volta ha rischiato di essere arrestato ed è lì che ha deciso di fuggire. Ha paura del carcere e ha paura di non rivedere i nostri fratelli e questo lo ha indotto a scappare. Fortuna che è riuscito a raggiungermi, amico, altrimenti l’avrei perso per sempre».

Massimiliano Mogavero

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