Pubblicato il: 23 Ottobre, 2009

I volti dell’immigrazione – Francis

I volti dell'immigrazioneIncontriamo Francis a Roma, seduto con la schiena poggiata al muro, in attesa che qualcuno compri le collane che tiene in mano. Francis viene dalla Nigeria e ha solo ventuno anni. Ne aveva diciotto quando decise di lasciare il suo paese e la sua famiglia per intraprendere il lungo viaggio. Ora da un anno si trova in Italia, tutti i giorni prende un autobus dalla periferia, si siede all’entrata di questo bar e aspetta in silenzio. Poi di nuovo a casa, spesso senza aver venduto niente. Francis è uno dei tanti volti dell’immigrazione, uno dei tanti ragazzi che hanno lasciato l’Africa per approdare in Europa. Da un recente rapporto Istat si evince che gli africani attualmente sul territorio italiano siano circa 480000. Noi de Lo Schiaffo daremo il via alla pubblicazione periodica di articoli che riguardano storie di ragazzi immigrati raccontate attraverso il loro sguardo: un modo per condividere con i nostri lettori considerazioni e riflessioni su quegli aspetti umani che le sterili cifre di un rapporto statistico non potranno mai mettere in luce. Francis non parla l’italiano ma ci capiamo in inglese,  il suo sorriso ci fa intendere quanto gli faccia piacere comunicare con qualcuno. Ordiniamo cornetto e cappuccino, ci confessa di sentirsi un po’ a disagio “dentro” al bar: da un anno siede fuori e non è mai entrato.

– Quali sono i motivi per cui hai deciso di lasciare la Nigeria?

“Le opportunità di lavoro, là dove vivo io, non sono molte. Alcuni miei amici erano partiti per l’Europa nel 2005, mi hanno detto che in casa c’era posto anche per me, così mi sono deciso ed eccomi qua dopo un viaggio che, tra mille peripezie, è durato quasi due anni tra la Nigeria, il Niger, la Libia e l’Italia”

– Quali sono le difficoltà che incontri maggiormente in Italia?

“Il vero problema è non poter comunicare con la gente, sia per la lingua che per un fatto di diffidenza: quando ti vedono seduto a vendere le collane, nessuno si ferma a parlare con te. Una volta una ragazza ha comprato un braccialetto, poi mi ha stretto la mano per salutarmi. A quel punto il suo fidanzato l’ha tirata via e le ha detto: “Non lo devi toccare”. Detto questo, non credo che l’Italia sia un paese razzista: esistono diversi tipi di persone, tutto qua, come nel resto del mondo”

– Cosa ti aspetti dal futuro, quali speranze nutri?

“Mi piacerebbe trovare un lavoro che mi permetta di vivere meglio e mi piacerebbe conoscere persone italiane con i quali magari stringere amicizia. Vorrei che mia madre fosse orgogliosa di me e delle mie scelte”

Non chiede la luna, Francis. Chiede un gesto, una parola, un sorriso che lo aiuti a superare i problemi quotidiani. Chiede ciò che tutti noi avremmo chiesto se ci fossimo trovati in una situazione analoga alla sua. Il suo volto sereno – così colmo di fiducia e di dignità – è un inno al coraggio di affrontare le difficoltà della vita a testa alta, il segno tangibile che si può e si deve fare di più, sempre.

Aldo Nicodemi

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