Pubblicato il: 26 Luglio, 2010

I volti dell’immigrazione – Roy Kinnera Veeraj

Non tutti gli immigrati arrivano in Italia sui barconi in condizioni di estrema difficoltà: molti arrivano in Italia con l’aereo. È il caso di Roy Kinnera Veeraji, indiano. Vive a Catania da più di vent’anni ormai e si trova molto bene.

Roy, perché sei venuto qui in Italia?

Che domanda, per vivere e lavorare. Sono nato a Nellore, nell’India del Sud; lì studiavo e aiutavo anche mio padre a lavorare. Facevo l’elettricista, come lui. Finiti gli studi mi chiesi cosa volevo fare nella mia vita e un amico indiano che già viveva a Catania mi convinse a raggiungerlo.

Come sei arrivato in Italia e che sistemazione hai trovato?

Ho preso l’aereo per venire a Catania e avevo con me il visto turistico che dura due settimane. Infatti i primi cinque anni sono stato un clandestino e quindi ho lavorato in nero. Facevo il lavapiatti e nonostante le difficoltà la mia forza di volontà mi ha sempre dato l’entusiasmo per andare avanti. Vivevo con altre sette persone in un appartamento in affitto vicino piazza Dante. In quegli anni avevo paura di essere scoperto, così quando non lavoravo stavo sempre a casa. Avevo un motorino e per fortuna non ho mai fatto incidenti, ma una volta mi ha lasciato a piedi in autostrada e a quel punto l’ho abbandonato sull’asfalto: un problema in meno.

Oggi vivi bene, hai un internet point, sei stato molto fortunato.

Si, ma la fortuna non arriva da sola. Fin dall’inizio ho sempre messo da parte i miei guadagni e mi sono fatto avanti con insistenza e determinazione: il proprietario del ristorante per cui lavoravo aveva anche una ditta di computer e più volte gli chiesi di farmi lavorare lì. Lui non era d’accordo e mi diceva che era necessario un impiegato con molta esperienza, ma io gli ripetevo che ero diplomato e che avrei potuto essere all’altezza di quel lavoro. Non ho smesso di insistere fino al momento in cui lui si convinse. E adesso sono qui, posso pagare l’affitto dell’internet point e anche quello della mia abitazione, ho una moglie e un figlio. È fondamentale la volontà e il modo di interagire con la gente.

Tuo figlio lavorerà qui, un giorno?

Mio figlio ha dieci anni e sta studiando l’inglese in India. Un giorno andrà in America a lavorare.

Elena Minissale

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