Pubblicato il: 11 marzo, 2013

I volti dimenticati sotto il nome dei loro assassini

reeva-steenkamp14 Febbraio, Pretoria: l’ennesima donna perde la vita, questa volta sotto i riflettori di una storia nota ai media e di un personaggio conosciuto per la sua umanità e la sua forza d’animo. Un mostro sotto la facciata di un angelo, perché anche se il processo è ben lungi dal concludersi, una cosa è certa: la versione della vicenda raccontata da lui, l’atleta Oscar Pistorius, non ha convinto nessuno fin dall’inizio. Ciò che rimane oggi è un uomo passato in una notte dalla gloria olimpica alla cronaca nera, una famiglia straziata ed una delle ragazze più belle del mondo, Reeva Steenkamp, morta probabilmente a causa di un impeto di gelosia da parte di colui che forse anche a lei, così come a tutti noi, era riuscito a far credere di essere l’uomo perfetto. E ciò che forse fa più rabbia, all’indomani del delitto, non è la delusione nel vederlo tramutato in un mostro, la fine della sua carriera o il silenzio dei suoi familiari, ma come la celebrità del probabile assassino abbia fin da subito eclissato lei, Reeva, morta e dimenticata sotto al polverone mediatico che ha subito puntato lo sguardo sull’atleta e non su colei che per mano sua ha perso la vita. Come accade per tante storie di sangue, mentre l’assassino passa da uno schermo all’altro lungo i vari livelli del processo che lo vede colpevole, la vittima rimane nascosta sotto sei metri di terra ed il suo nome sbiadisce sotto quello di chi l’ha trucidata. Basti pensare ad Erika ed Omar (per la cronaca, i nomi della madre e del fratellino uccisi dalla ragazza e dal suo fidanzatino sono Susanna Cassini e Gianluca De Nardo), Olindo Romano e Rosa Bazzi (che tolsero la vita ai dimenticati Raffaella Castagna, Youssef Marzouk, Paola Galli e Valeria Cherubini) ed, infine, Amanda Knox e Raffaele Sollecito (risultati innocenti non senza proteste e dubbi), la cui aura di popolarità dopo il delitto di Perugia ha di gran lunga superato quella della povera Meredith Kercher.

Il caso di Reeva, poi, si intreccia con quelli di tutte le altre donne vittima di femminicidio : nel 2012 ci sono stati 122 casi di donne uccise per lo più da nuovi o vecchi compagni, ed anche il 2013 sembra essere iniziato sotto lo stesso segno, infatti in Italia ci sono già state 13 vittime. L’ultima di queste è la trentenne Jamila Assafa, che ha perso la vita il 24 febbraio: i carabinieri di Budrio (BO) la conoscevano bene a causa delle numerose denunce che aveva già sporto contro le violenze del marito 53enne. Inutile dire che esse non sono servite a nulla: durante l’ennesimo litigio, Abderrahim Qablaoui ha tirato fuori un coltello e lo ha piantato nel petto della moglie, per poi fuggire con i due figli. L’amarezza di questa storia sta anche nella scarsissima attenzione che i media le hanno dato: in preda alla frenesia elettorale, giornali e tv hanno focalizzato la loro attenzione sui risultati delle votazioni e sui tentativi di coalizione tra i partiti, lasciando sola Jamila con la sua tragica morte.

Sara Servadei

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