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Il dragone di cultura mitteleuropea

Ci sono dragoni a vegliare sulla città gioiello che dorme lungo le sponde del fiume Ljubljanica. Le loro squame sono fatte con gli stucchi barocchi che impreziosiscono il centro storico e con il ferro e il vetro delle costruzioni art nouveau che lo ringalluzziscono. Cittadina mitteleuropea e crocevia di saperi. Il ferro austriaco, il marmo e gli stucchi italiani. L’architetto sloveno Joze Plecnik e lo scultore italiano Robba.

Il ponte dei draghi è un vero gioiello liberty, uno dei simboli più celebri, fune tesa lungo la vita culturale della città. 15 musei, innumerevoli gallerie d’arte e una decina di teatri, svariati festival internazionali di tutte le discipline che popolano il calendario mondano della capitale della Slovenia.

Ispirazione classicheggiante. La si può respirare anche solo osservando le fattezze canoniche della fontana di Robba in piazza Mestni. Italianissima, come il suo scultore Fracesco Robba, che ha disseminato la città di numerose altre opere scultoree barocche. Li vicino, la Cattedrale di San Nicola, unica cattedrale di Lubiana, con le sue torri e la cupola verde tipica dell’area mitteleuropea.

Città malinconica d’inverno, romantica e struggente. Con la primavera si veste d’amore e germogli. Il nome della città secondo alcuni deriverebbe dalla parola slava Luba che significa per l’appunto “amore”.

Città teutonica di libro e spada, il quartiere dei Cavaliere della Croce nella città vecchia con la Chiesa delle Orsoline mostra scorci pittoreschi. Liubiana sa di illustrazione infeltrita, cartone bagnato al retrogusto delle tinte pastellate con cui sono state tratteggiate le sue case, le sue vie e le sue piazze. Il castello medioevale domina la collina.

Magia d’inverno tra Alpi e Adriatico, in una conca tra i fiumi Sava e Ljubljanica.

Lubiana è da conquistare in auto. Per arrivare a trafiggerla al cuore e poi poter visitare l’Iski Vintgar, la gola dalle bellezze naturali incontaminate e stupende cascatelle, le cave Pekel,sapientemente ribattezzate le cave infernali, e i colli Roznik e Smarna gora.

Luca Colnaghi