Pubblicato il: 16 Settembre, 2008

Il falsario: Operazione Bernhard

Berlino, anni ’30. Solomon Sorowitsch, ebreo, è il più importante falsificatore di tutta la Germania. Ciò però non gli permette di evitare lo stesso destino dei suoi consanguinei ebrei: catturato, viene trasferito dapprima al campo di concentramento di Mauthausen e successivamente a quello di Sachsausen. La sua arte, però, può salvarlo. Nel 1942, infatti, il maggiore tedesco Bernhard Kruger organizzò, all’interno del campo, una squadra speciale di falsari, incisori e disegnatori capaci di creare esatte repliche di diverse valute. L’operazione fu denominata “Operazione Bernhard” ed aveva un duplice obiettivo: da un lato, finanziare il Reich ormai sull’orlo del precipizio, dall’altro immettere sterline e dollari nel mercato internazionale, al fine di destabilizzare le loro economie. Sorowitsch ha, così, la possibilità di salvarsi facendo ciò che meglio sa fare: falsificare. Divenuto ormai indispensabile, Solomon non teme per la propria vita, ma ben presto, sospinti da uno dei suoi compagni di prigionia, arrivano i sensi di colpa. Solomon si trova, infatti, davanti al dilemma se continuare a falsificare favorendo il regime oppure boicottare l’operazione, che avrebbe significato morte. Inoltre, Solomon è afflitto per coloro che non godono dei suoi stessi privilegi e per i compagni di squadra che non riesce a salvare.

Il film offre inoltre uno spunto per riflettere sul Reich in declino in cui non esiste più ideologia. Anche il comandante Herzog, ex comunista, infatti, nonostante lavori per il regime, ha in realtà un unico obiettivo, identico a quello delle vittime, cioè salvare sé stesso.

La storia è tratta da avvenimenti realmente accaduti. Nonostante la moltitudine di film sul periodo nazista, questa produzione austriaca, diretta dal regista Stefan Ruzowitzky, si eleva decisamente al di sopra della media, sia per le questioni etiche che mette in risalto, sia per l’ottima interpretazione degli attori del cast. Karl Markovics, interprete di Sorowitsch, si distingue per la sua enorme capacità di immedesimarsi nello stato d’animo del personaggio, uno stato d’animo permeato da profonde lacerazioni interiori.

Diego Bonomo

Leave a Reply