Pubblicato il: 13 Luglio, 2010

“Il giornalismo è una missione”, parola di Pino Maniaci

Pino Maniaci è innanzitutto un Uomo: l’uso della maiuscola non è casuale. È poi un Giornalista, ed anche in questo caso, la maiuscola se la merita tutta, checché ne dicano certi personaggi convinti che i giornalisti siano solo quelli iscritti all’Albo. E soprattutto non ha peli sulla lingua: da anni Pino Maniaci fa informazione in alcune zone “calde” del palermitano come Partinico, Cinisi e Corleone, trasmettendo ogni giorno notizie legate alla realtà locale attraverso il notiziario dell’emittente  Telejato. Durante questo telegiornale vengono fatti nomi e cognomi dei mafiosi locali e per quest’attitudine a raccontare la verità Maniaci è stato vittima di intimidazioni, aggressioni e attentati. Vive attualmente sotto tutela dei carabinieri e continua, giorno dopo giorno, la propria missione contro la mafia. Gli rivolgiamo alcune domande alle quali risponde con l’ironia e lo spirito che lo contraddistinguono, mentre il suo sguardo sardonico ed intenso guizza ovunque e saluta i tanti ragazzi che lo abbracciano, gli stringono la mano, ridono insieme a lui.

-La legge bavaglio è il tema scottante di questi giorni. Si inizia già a pensare a possibili escamotages, come l’utilizzo di siti dall’estero, mentre lei ha recentemente dichiarato che, per dovere di cronaca, avrebbe pubblicato lo stesso le intercettazioni..

«Sì, ma il problema sta a monte: se la legge impedisce anche di effettuare le intercettazioni, cosa dovremmo pubblicare noi? Questa legge non è stata fatta tanto per ostacolare i giornalisti – che provvedono già ad auto-imbavagliarsi da sé, scrivendo in giornali faziosi, schierati, non liberi – quanto per bloccare le intercettazioni e salvaguardare la casta. Casualmente poco fa è arrivata una notizia d’agenzia: “Dell’Utri e Cosentino indagati per associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete.”»

-Quali sono attualmente i suoi rapporti con l’OdG (Ordine dei Giornalisti) della Sicilia?

«Non ho rinnovato la tessera, e ti dico anche perché: mi vergogno di avere compagni di processione come Fede, Vespa, Feltri, e tanti altri.»

-In passato, oltre alle minacce, ha ricevuto anche moltissime querele; la Bertolino (distilleria di Partinico le cui emissioni provocano “molestie olfattive” e mettono a rischio la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, ndg) ce l’ha ancora con lei?

«Recentemente la Bertolino ha dichiarato che si fermerà solo quando io sarò in galera. Io ho risposto che se dovessero condannarmi, farei il deputato per non farmi arrestare» – dice Maniaci facendo l’occhiolino.

-Riguardo alla mafia e alla mentalità mafiosa, cosa può fare secondo lei il semplice cittadino per contrastare la criminalità e cambiare le cose?

«Può fare tantissimo, visto che manca l’informazione. Dato che ancora la rete è libera, possono contribuire enormemente i blogger, i siti, le piccole testate locali..bisogna fare “tam-tam” e soprattutto i giovani devono agire perché non sono, come qualcuno vuol fare credere, il futuro: sono il presente, possono e devono agire adesso, devono riconquistare le piazze e soprattutto combattere la fortissima apatia diffusa.»

-Ultimamente si parla spesso della mafia come braccio armato esecutore di ordini provenienti da Roma o Milano: questo concetto è stato ben assimilato o ancora si pensa alla mafia come una realtà fatta di stragi, coppole e lupare?

«Ormai in tutti i cittadini è chiara la consapevolezza del fatto che mafia è Stato.»

-Deve amare davvero tanto la Sicilia, per fare quello che fa..

«Io non la amo, io l’adoro la Sicilia, con tutto me stesso. Fare giornalismo qui in Sicilia non è facile: Siani diceva che ci sono giornalisti-impiegati e giornalisti-giornalisti, io dico che qua di giornalisti-impiegati ne abbiamo fin troppi e non ce ne facciamo nulla, e che bisogna essere missionari, il giornalismo in Sicilia è una missione.»

Ornella Balsamo

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