Pubblicato il: 26 Maggio, 2008

C’era una volta il giornalismo

Giornali variDalla semplice lettura di un quotidiano o dalla visione di un telegiornale, ci possiamo rendere conto di come il mondo del giornalismo sia fortemente affetto da una sorta di “parallelismo politico“, o meglio da una situazione di editoria impura. Un fenomeno che ha portato, in passato, i nostri quotidiani nazionali nelle mani di pochi industriali, gli unici in grado di estinguere i debiti delle varie testate ma che usarono queste ultime per raggiungere i propri scopi in campo politico. Questo scenario porta i giornalisti italiani ad allontanarsi dal modello predominante di giornalismo anglosassone concentrato sui fatti e non sul commento delle dichiarazioni dei vari politici. La professione giornalistica diventa, in questo senso, il mezzo di propaganda dei diversi esponenti e partiti politici. Un esempio chiave di questa strana inclinazione informativa del nostro caro giornalismo è stato sicuramente l’imbarazzante scontro Berlusconi-Veltroni andato in onda su Matrix venerdì 11 aprile. Imbarazzante per via della totale mancanza di confronto tra i due candidati, un confronto che dovrebbe essere sale e garanzia della nostra democrazia, così come avviene in democrazie avanzate come quella statunitense. È chiaro, a questo punto, come il nostro giornalismo diventi una specie di filtro che consente alla politica di nascondere alla stragrande maggioranza del pubblico le proprie carenze ed errori. Così ci ritroviamo ad avere quotidiani come “Il Manifesto” oppure telegiornali come il TG4, i quali sono apertamente schierati e veicolano un’informazione carica di contenuti politici ma priva di qualsiasi spirito di critica e verità. Non sono solo gli esempi sopraelencati a denotare la quasi totale assenza di informazione neutrale e quindi più vicina alla verità, ma tutto il panorama dei quotidiani nazionali sembra coinvolto in questo circolo vizioso tra interessi politici e stampa nazionale, la quale risulta essere sempre più volantino di propaganda politica. In un paese come il nostro, dove l’informazione è vista come un diritto di informare del quale godono i giornalisti, piuttosto che un diritto di essere informati. Tale diritto dovrebbe essere garantito in condizioni di pluralità a tutti i cittadini e non coinvolgere solo un determinato aspetto o compito della professione giornalistica. Concludo con la massima convinzione, che l’idea più libera di informazione giornalistica risieda nella nuova frontiera del giornalismo online dove l’utente può trovare quel tipo di notizie che non sono condizionate dall’andamento politico italiano e dagli ingenti costi di stampa che devono sostenere le grandi testate cartacee e televisive italiane.

Rosario Cirigliano

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