Pubblicato il: 13 Dicembre, 2009

Il giro del mondo in bici

0029DaiBike011-32Se in mongolfiera sono solo 80 giorni, in bici è un po’ più lunga, più lunga di quanto ad esempio possa impiegarci una Vespa (ne avevamo parlato in Ricordando Vespaman). Per la precisione il giapponese Daisuke Nakanishi, Forrest Gump dei pedali, ha percorso 150 mila chilometri attraversando 130 Paesi in cinque continenti impiegando 11 anni.

È partito a luglio del 1998 dall’Alaska, ovviamente Anchorage come tutti i reportage di viaggio nella terra del grande Nord americano ci hanno abituato. Poi Usa, Messico, Perù. Da qui un volo per Stoccolma e tutta l’Europa vichinga, l’Africa lungo la costa orientale. Il traguardo dei 100 mila chilometri lo ha tagliato in Lituania, dopo una bella rapina subita in Romania – immancabile ahimè nella biografia comparata di ogni viaggiatore solitario – da dove è arrivato in Russia per attraversare l’Europa orientale e meridionale fino all’Australia, Nuova Zelanda, Argentina e poi…casa, per quanto Osaka possa ancora essere la casa di questo cittadino del mondo.

Qualche dato da snocciolare: 82 pneumatici, 15 catene, cinque pedali e di aver bucato almeno 300 volte. Esercizio zen per l’atavica pazienza asiatica. Ed ovviamente il corredo di malaria e rapine subite come ogni viaggio attorno al mondo richiede. Anche perché oltre ai panorami di cartolina, i chilometri si portano dietro guerre, bombardamenti, povertà difficilmente accettabili o tantomeno risolvibili con un’impresa, per quanto eroica come la sua. Per la precisione Daisuke si è ritrovato ad accelerare il ritmo di marcia per lasciarsi alle spalle i bombardamenti russi in Cecenia, il bello e cattivo tempo, politico più che meteorologico.

Certo, nazionalisticamente, tifo sempre per Bettinelli che, nonostante lo abbia fatto in Vespa, ha davvero percorso il mondo senza interruzioni almeno tre volte buone; poi tra le cicliste nazionali nutro un debole per Dodamante e la sua Rossignol anni ’70. Il suo blog è uno zibaldone pieno di avventure meravigliose. Ma il giapponesino si è arrampicato su molte vette sopra i 5000 metri. Quindi polpacci di ferro che possono fare da schiaccianoci.

E’ che di giramondo ce ne sono tanti, davvero. Escludiamo l’Asia dalle statistiche perchè i dati sarebbero davvero sconfortanti. Prendiamo l’Inghilterra, stato di ciccioni, snob e snob ciccioni. Si, oltre a essere gallo fobico, mal sopporto anche loro. Solo nella Terra di Sua Maestà recentemente abbiamo avuto Jason Lewis con i suoi 13 anni per circumnavigare la terra usando mezzi privi di motore (rollerblade, bici, piedi, nuoto etc) e Alistair Humphreys, laureato che inforcò la bicicletta nel 2001 per una 50 Paesi in 5 anni.

Presente Rimbaud il poeta simbolista? A 19 anni aveva già smesso di scrivere, a 36 anni moriva per amputazione di una gamba. Nella breve parentesi ha fatto di tutto tra cui esplorare deserti africani alla ricerca delle sorgenti del Nilo azzurro, fare il mercante di armi e diamanti, e diventare infine poco gloriosamente mercante di schiavi e latifondista. Roba da aforisma di Jim Morrison. Ecco, la mia domanda è. Ma che fine fanno, poi, tutti questi signori? Mi piace immaginarmeli in viaggio per sempre.

Luca Colnaghi

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