Pubblicato il: 1 Giugno, 2010

Il grido di Padre Zanotelli: “Restituiamo l’acqua al popolo”

Nel novembre del 2009 il governo italiano ha avviato il processo che cancella la gestione pubblica dei servizi essenziali. Il decreto, passato con voto di fiducia, prevede la messa in opera del progetto di privatizzazione dell’acqua: un business da 5 miliardi di euro e che, da qui a tre anni, secondo le stime del Codacons, potrebbe portare a un aumento tariffario del 30%. A tal proposito, l’associazione “Territori e nuove generazioni” di Avellino ha organizzato un convegno dal titolo “L’acqua non si vende”, promuovendo la campagna referendaria e invitando Padre Alex Zanotelli, fondatore di diversi movimenti solidali e missionario di punta dei comboniani di Verona. A margine di quest’incontro, abbiamo ascoltato le parole del padre comboniano che da sempre si batte contro questo ipocrita neoliberismo. «Quando il Parlamento ha approvato il processo di privatizzazione dell’acqua per me è stato un vero e proprio choc, aumentato dal fatto che il decreto è stato approvato con un voto bipartisan. Stiamo parlando di un bene importante, dagli ampi orizzonti e quello attuale è un problema di una gravità estrema. L’acqua non ha colore politico; bisogna essere slegati da qualsiasi ideologia quando si tratta un’argomentazione delicata come questa e pensare solo al bene comune: il fatto che l’Italia sia il primo paese europeo a mettere in atto questo processo, aumenta solo la mia preoccupazione. Siamo di fronte a una follia totale: non si può considerarlo un bene di rilevanza economica perché è un diritto dell’uomo e tale deve rimanere; con questo finta liberalizzazione l’acqua diventa merce». Padre Zanotelli poi cerca di indicare quali possono essere le linee guida da seguire: «Innanzitutto andremo avanti nella raccolta firme per poter proporre il referendum e, nel contempo, stiamo cercando di proporre ai Comuni consigli di giunta monotematici sull’acqua, in modo da portare a conoscenza del rischio che si sta correndo. Inutile elencare i problemi che stiamo affrontando: nessuno ha interesse a risolvere il problema, perché per rimediare occorrerebbe trasformare radicalmente il sistema, intaccando l’interesse dei potenti e della cricca economico-finanziaria». Infine, un invito: «Non bisogna aspettarsi nulla da chi ci governa: ogni singolo cittadino deve mobilitarsi, battersi partendo dal basso, riunendosi in assemblee e provando a dare un segno di speranza».

Massimiliano Mogavero

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