Pubblicato il: 27 Novembre, 2009

Il Progressive Rock

progressive rockAnni ’50, si diffonde un fenomeno destinato a cambiare per sempre la scena musicale. Il rock’n’roll visse la sua prima giovinezza, con grandi nomi come Elvis, i Rolling Stones, i Beatles. Negli anni ’60, però, qualcosa andò cambiando e si sentì il bisogno di riflettere su quello che stava succedendo, di interiorizzare la musica, di farne qualcosa di più complesso: gli anni ’70 diventeranno così gli anni del Progressive Rock. La volontà di rendere il rock un genere più “colto” fu alla base di questo movimento, da cui la contaminazione tra generi, specie con determinate caratteristiche della musica classica (o addirittura prendendo in prestito interi pezzi, come nella famosissima A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum, che si basa su Bach), quali l’elaborata costruzione delle canzoni, con la produzione di vere e proprie suite rock, o un ritorno in voga delle tastiere, laddove le chitarre erano state gli strumenti chiave del precedente rock. È quasi strano pensare a quel decennio, collocato tra le sfrenate “canzoncine” del rock degli albori e l’aggressivo inizio del punk (che affatto casualmente andò a recuperare ed estremizzare i tre accordi principali del rock) alla fine degli anni ’70, a un decennio dominato da una musica pacata, calma, intimista, che non portò ad alcuna rivoluzione, quasi di basso profilo. Perché gli anni d’oro del progressive rock non si prolungarono tanto, è facile da intuire. Ragioni commerciali a parte, questa musica andò velocemente estinguendosi. O meglio, i gruppi che la suonavano la esaurirono. Troppe sperimentazioni, troppi tentativi di andare oltre, illusione che non esistessero confini. Ma i confini esistevano, e il progressive andò per la sua strada fino ad estinguersi. Alcuni dei gruppi storici si sciolsero, altri entrarono in piena crisi creativa, molti cambiarono genere. Si evolsero, direbbe qualcuno. Sono tanti da citare, i gruppi che hanno segnato la storia di questo genere. Se ne lascerebbero fuori troppi, per cui prenderemo a modello solo i King Crimson, tra i più innovatori e tra i meno accondiscendenti a cambiar stile anche quando i tempi si facevano bui. I King Crimson sono sinonimo del loro leader, Robert Fripp, un perfezionista che non si trovò a proprio agio con nessuno dei musicisti che gli si alternarono accanto, e che aveva ben salda in testa l’idea di un rock che superasse se stesso, ma senza attingere a piene mani da altri generi o dalla musica classica, ma che seguisse un suo proprio percorso e una sua propria identità. Ci piacerebbe essere alla radio, ora. In quel caso, vi saluteremmo dicendovi: “e ora vi lasciamo all’ascolto di The  Court Of The Crimson King, naturalmente…dei King Crimson”.

The dance of puppets, the rusted chains of prison moons, are shattered by the sun…

Tomas Mascali

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