Pubblicato il: 17 Agosto, 2010

Il senso della vita senza un lavoro

Quest’estate non è come le altre, il caldo fa pensare alla pena, alla tortura, le stesse che vive chi sa che da settembre non ci sarà ad attenderlo il suo lavoro, poiché le leggi ciniche e insensate di un governo sordo e inefficace hanno creduto necessario distruggere senza trovare alternative intelligenti.

Riportiamo qui di seguito la lettera-annuncio di un precario della scuola, Pietro di Grusa, che ha ripreso lo sciopero della fame, per il quale  a dicembre dello scorso anno era fintio in ospedale:

“QUESTO MESE FACCIO UN’ANNO CHE LOTTO INTERROTTAMENTE PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBLICA,E IL POSTO DI LAVORO,SONO STATO A MANIFESTARE IN DIVERSE CITTA D’ITALIA,DA QUEL GIORNO DELLO SCIOPERO DELLA FAME SONO TRASCORSI 8 MESI,INTERROMPENDOLO DOPO CHE IL GOVERNNATORE LOMBARDO CIA’ RICEVUTI DICENDOCI CHE RISOLVEVA IL NOSTRO PROBLEMA E DI RIASSICURARE E TRANQUILLIZZARE LE NOSTRE FAMIGLIE,HO INCONTRATO DIVERSI POLITICI ASSESSORI ONOREVOLI ECC ECC. MA FINO AD’OGGI NULLA,RIDUCENDOMI ALL’ASTRICO,MENTRE LORO SI INGOZZANO.OGGI NON CONOSCO COSA SIGNIFICANO FERIE,PUR AVENDO IL MARE VICINO NON POSSO GODERMELO,QUALCUNO POTREBBE DIRE ADDIRITTURA CHE SONO ESAGERATO(NON LO DIRE E NE PENSARE PERCHE FRA POCO AANCHE TU POTRESTI ESSERE NELLA MIA STESSA POSIZIONE ANZI PEGGIO)MA MENTRE QUASI TUTTI PENSATE A DIVERTIRVI, E DIRE POI CI PENSIAMO,IO VI COMUNICO CHE MOLTO PROBALBILMENTE RINIZIERO LO SCIOPERO DELLA FAME,E DOPO GIORNI ANCHE DELLA SETE,E STAVOLTA NON SMETTERO’ FINO A QUANDO NON MI DARANNO UN LAVORO,A COSTO DI LASCIARCI ANCHE LA VITA,PERTANTO UN’UONO SENZA LAVORO E SENZA UN CENTESIMO E GIA’ MORTO IN TUTTI I SENSI,E LO STO DENUNCIANDO PUBLICAMENTE:TUTTI SANNO NEI PALAZZI GOVERNATIVI LA MIA SITUAZIONE,DENUNZIATA TANTISSIME VOLTE,E SONO STANCO D’ASPETTARE,BASTA,I TAGLI NON SI FANNO TOGLIENDO IL LAVORO.E PER MANTENERE IL MIO PRINCIPIO DI PERSONA ONESTA,PERCHE NON SO FARE ALTRO CHE LAVORARE,E NON RUBARE,L’UNICA ARMA E METTERE A RISCHIO LA MIA UNICA E PREZIOSA VITA”.

Lo abbiamo lasciato così com’è il suo scritto, perché il carattere scelto, la forma, la trasandatezza rendono bene l’idea della condizione interiore che accompagna chi non sa più come andare avanti senza la certezza del pane quotidiano.

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