Pubblicato il: 2 febbraio, 2011

Il silenzio della concorrenza

Il panorama giornalistico, purtroppo o per fortuna, secondo i punti di vista, è stato da sempre molto vario. Con l’avvento del web, il mondo pullula di Media e di Pseudo siti d’informazione; tutto sembra andare sempre più veloce. Già questo lo sapevamo, quando con gli inizi degli anni ’90 la sostanza ha lasciato spazio all’immagine e ad un consapevole evolversi verso l’essere più concisi possibile. Così, oggi, il fruitore perfetto di notizie lo troviamo a spulciare qualche giornale sul tram, sul bus, durante la pausa caffè e non più sprofondato in una comoda poltrona del salotto di casa o di un caffè letterario. Tutto questo fa parte del progresso mediatico e non, ci tocca accettarlo; quello che invece non accetterò mai (me ne faccio carico personalmente), che non mi esimerò mai di denunciare e  che ricorderò ad ogni soffio di vento, è quello che ormai, nel campo giornalistico, è diventato moda e non più necessità: sbandierare ai quattro venti una paventata concorrenza tra organi di stampa, media e strumenti di informazione, dietro poltrone e protettorati politici. Così il Tg dell’emittente locale x cerca di battere i record di ascolto del Tg dell’emittente locale y, il giornale di quartiere lotta per qualche visita in più gonfiandosi il petto dietro una presenza costante in un evento piuttosto che in un altro. Cosa siamo diventati, delle serie TV? Siamo forse programmi o siti web per casalinghe attempate,  alla disperata ricerca della sopravvivenza dietro una fredda percentuale di auditel? Ho notato in quasi sette anni di giornalismo sul campo, nomade da una testata all’altra, e da poco meno di tre anni iscritto all’albo dei giornalisti, che non si fa altro che pavoneggiarsi dietro un atteggiamento politico, demonizzando gli avversari, considerandosi con un’arroganza cinica e spregiudicata, portatori di un’informazione sana ed obiettiva. L’obiettività non è mai esistita, è un’utopia! E’ inutile nascondersi dietro certi paraventi. Per una volta mi faccio portatore, in prima persona, di questa arroganza sottolineando come Lo Schiaffo in questi quattro anni di attività, grazie al frenetico e ammirevole lavoro di ogni sua componente (collaboratori in primis) abbia dimostrato appieno di non sposare nessuna idea politica ascoltando tutti, perfino quegli organi di stampa che mai l’hanno degnato di un misero minuto della loro attenzione e che ogni giorno si fregiano dell’epiteto di migliori della classe, e che la nostra Redazione non si è mai tirata indietro nell’ascoltare il loro messaggio. Se questo silenzio è dovuto alla concorrenza tra i mezzi d’informazione, o alla mancanza di ‘amicizie’, io non ci sto!

Girolamo Ferlito

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