Pubblicato il: 20 Novembre, 2009

Il treno dell’ultima notte

Il_treno_dell'ultima_notteSpesso, le conferenze nelle scuole si aprono con il tipico augurio, quasi utopistico “gradiremmo che poi fossero gli studenti a intervenire e portare avanti la discussione”. E quasi sempre questo appello cade nel vuoto, vuoi per timidezza o vuoi per noia da parte degli studenti. Così non è stato invece al Liceo Classico M. Cutelli di Catania, dove giorno 18 novembre Dacia Maraini ha incontrato gli alunni in occasione del tour di promozione del suo ultimo libro. In realtà, visto che questo è stato appena stampato, per rendere l’incontro più costruttivo, esso è stato incentrato sul penultimo libro della scrittrice, “Il Treno Dell’Ultima Notte”, che gli studenti avevano ricevuto da leggere. Attraverso le tante domande poste, scopriamo di più sia sull’opera, una sorta di romanzo storico che attraversa l’intera Europa nei difficili tempi della guerra fredda, che sulla sua autrice. Il treno, evidentemente al centro del romanzo e luogo in cui si svolgono molti degli incontri fondamentali tra i personaggi, è stato scelto dalla Maraini perché fa un po’ parte della sua vita, viaggiando continuamente in treno, e perché lo trova un mezzo molto evocativo, il cui rumore è simile a un respiro. Inoltre esiste una vasta letteratura, specie ottocentesca, che ha fra le sue ambientazioni il treno, ad esempio “L’Idiota” di Dostoevskij, uno dei grandi preferiti della Maraini. Ed è il treno che ci porta attraverso l’Europa, in un viaggio che tocca molte realtà diverse. Era difficile, con una tale abbondanza di contenuti, non rendere la storia eccessivamente dispersiva, come viene fatto notare da uno studente. La Maraini risponde che sì, è stato difficile, ma vi era la storia della protagonista Amara e della sua ricerca del suo amico di infanzia a fare da filo conduttore. È grazie a questa forte tematica che l’autrice può permettersi di affrontare, nel frattempo, temi importanti e pesanti come la rivoluzione ungherese del 1956, o la condizione dei detenuti nel campo di concentramento di Dachau e delle torture che erano costretti a subire. La storia si snoda attraverso frequenti e dettagliate descrizioni, viene rilevato da un altro studente. La scrittrice risponde che sì, secondo lei, le descrizioni sono fondamentali per una storia, per portarla avanti e per tratteggiare i personaggi. Portando come esempio l’inizio del “Madame Bovary” di Flaubert, fa notare come sia troppo semplice dire semplicemente “il personaggio tal dei tali è goffo e incapace”, mentre è molto più impegnativo e soddisfacente per il lettore descrivere tanti suoi gesti e atteggiamenti per farlo vedere, che è goffo e incapace. Non è mancata una domanda sull’ispirazione, sul momento creativo che spinge uno scrittore a mettere su carta i suoi pensieri. Dacia Maraini ha risposto che non sa bene da dove le venga l’ispirazione, è un po’ come in “Sei Personaggi in Cerca d’Autore”: sono i protagonisti delle sue storie a bussare alla porta e chiedere di essere ospitati e raccontati.

Tomas Mascali

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