Pubblicato il: 24 Febbraio, 2009

L’informazione che fa paura

informazione-che-fa-pauraSecondo un’indagine realizzata dal Censis, in dieci metropoli del mondo, un quarto del campione intervistato dichiara che l’aumento della percezione d’insicurezza sociale deriva dalla tendenza di media, giornali e televisioni, che trattano in prevalenza di omicidi, stupri, rapine e quant’altro abbia a che fare con la cronaca nera, cavalcando di fatto le paure dei cittadini per catturare audience attraverso una sistematica presentazione selettiva delle notizie. Andando avanti a leggere lo studio del Censis risulta quantomeno singolare, per non dire grottesco, che un italiano su due attribuisca ai politici (non ai terroristi, per esempio) la responsabilità di creare allarme sociale. Secondo gli intervistati sono loro a sfruttare i mezzi d’informazione per distogliere l’attenzione dai problemi reali, favorire il consenso degli elettori e legittimare il proprio ruolo.

Che i media siano piegati al controllo politico è storia vecchia, ma mai come oggi, di fronte all’esplosione incontrollata di atti di violenza e di razzismo, si ha bisogno di un’attenta riflessione circa il modo in cui i cittadini vengono informati dal circuito mediatico nel nostro paese. Il lessico di cui si avvalgono i giornalisti è molto spesso un elemento esplicativo del messaggio politico che si nasconde dietro la semplice notizia. Per esempio: la continua, ossessiva e martellante sottolineatura della nazionalità di chi commette il reato è soltanto rigoroso scrupolo giornalistico o diventa pura propaganda se si vogliono giustificare alcuni provvedimenti governativi? Il dettaglio sul particolare efferato e le immagini violente mostrate ogni giorno sui telegiornali, sono l’oggettiva osservazione della realtà o si tratta di far leva sui sentimenti e le pulsioni del cittadino influenzando l’opinione pubblica e fomentando le persone? Certo, nessuno chiede di sottovalutare il degrado delle città, le urgenze della cronaca e l’impellente bisogno di maggior sicurezza che i cittadini chiedono alle istituzioni, ma è innegabile che l’evidente prevalenza della cronaca nera all’interno dei notiziari denota gravi anomalie nel sistema informativo.

Cogne, Erba, Garlasco. Ed ora i fatti di Guidonia, di Roma e tantissimi altri. Si allestiscono trasmissioni ad hoc per discutere sugli sviluppi dei processi, pilotando l’interesse e l’opinione della gente e alimentando la paura nei cittadini. Paura che, troppo spesso negli ultimi giorni, è sfociata in episodi di violenza gratuita verso stranieri spesso colpevoli solo di esser tali. È triste affermarlo, ma forse è davvero troppo tardi: siamo un popolo che ormai si è abituato a questo modo di trattare l’informazione, siamo assuefatti da questo lessico inopportuno e fazioso, ormai non ci facciamo più caso. È giusto essere informati anche sui fatti di cronaca, ma sembriamo aver dimenticato tutti gli altri problemi perché in televisione ci parlano solo di violenza e di insicurezza. I media fabbricano paura e noi veniamo infarciti ogni giorno di cronaca nera in quantità industriali, tanto per tener alta la tensione sociale. Come se in Italia e nel mondo non esistesse altro. Come se questo fosse l’unico modo per tener alto l’audience.

Aldo Nicodemi

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