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Insidious

18 novembre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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In foto: Insidious (locandina)
Renai e Josh, con i loro tre figli, si trasferiscono in una nuova casa. Josh lavora come insegnante e Renai compone canzoni, anche se i bambini assorbono gran parte delle sue energie e del suo tempo. Un giorno Dalton, il più grande dei figli, si avventura da solo in soffitta e cade accidentalmente da una scala, entrando in coma il giorno dopo. I medici non riescono a spiegare lo stato vegetativo del bambino, che non presenta traumi, e nel corso delle settimane non solo Dalton non si risveglia, ma strani fenomeni iniziano ad infestare proprio la casa della famiglia. Le porte cigolano e si aprono da sole, gli oggetti cambiano posto, e Renai decide di traslocare quando scorge delle ombre e un’entità spaventosa accanto a suo figlio. Nella nuova abitazione la situazione non migliora. La coppia decide allora di rivolgersi ad una medium, Elise, amica della madre di Josh. La presenza della donna svela loro una terribile verità e un inquietante segreto…

Diretto da James Wan, regista del primo Saw-L’enigmista, e prodotto da Oren Peli di Paranormal activity, Insidious può sembrare, giudicandolo dai primi fotogrammi, la classica storia horror ambientata in una casa infestata. Tema molto caro al genere, dal capolavoro di Kubrick Shining, per passare ai più recenti The others, Il messaggero e lo stesso Paranormal Activity. Questa nuova casa, fonte di entusiasmo e scoperta, diviene anche qui un luogo dove i peggiori incubi prendono forma: non mancano rumori sinistri, eventi inspiegabili e la presenza di bambini innocenti a rendere il quadro ancora più angosciante. Le immagini più forti all’inizio sono sicuramente quelle che ci mostrano Dalton inerme su un letto, circondato da macchinari a controllarne le funzioni vitali, mentre la vita della sua famiglia deve comunque andare avanti. Quando lo scenario cambia, e arrivano la paura, la psicosi,  la consapevolezza di avere a che fare con qualcosa di malvagio, il film diventa sicuramente più coinvolgente e meno prevedibile. La storia non si sviluppa tramite cliché, ma presenta caratteristiche originali e l’epilogo è degno del più riuscito (un)happy end horror. Chi ama il paranormale potrebbe trovare spunti interessanti per rispolverare e sperimentare le teorie sul viaggio astrale…se ne ha il coraggio.

Mariangela Celiberti

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