Pubblicato il: 21 Novembre, 2009

Intervista a Pogliese: dall’Experia alle Comunità Giovanili

sgombero_experia_3“Quello degli spazi d’aggregazione è un problema reale, ma va risolto nella legalità. In Consiglio dei Ministri si è già provveduto”.

Salvo Pogliese è il principale sponsor politico dello sgombero del C.P.O. “Experia”. Lo abbiamo incontrato il 13 Ottobre, quando il vice capogruppo del PDL all’Ars non immaginava neppure il braccio di ferro che si sarebbe scatenato fra le sigle della società civile catanese e il Sovrintendente ai Beni Culturali Gesualdo Campo. Ventiquattro ore ci dividevano dalla rioccupazione dello stabile di Via Plebiscito, settantadue dall’applicazione dei nuovi sigilli sul suo portone.

Dalla promulgazione del D.P.R. 14 maggio 1985, n.246 sulla destinazione dei locali ex GIL [Gioventù Italiana del Littorio, N.d.R.] all’occupazione dell’ex cinema “Experia”, sono trascorsi sette anni. Poi, i diciassette fino ad oggi. Che cosa ha reso questo sgombero, d’improvviso, più urgente che nell’ultimo decennio?

Un’occupazione abusiva che, per troppo tempo, ha impedito ai responsabili dell’Ersu, e a quelli della Sovrintendenza, d’immaginare un percorso di riqualificazione dell’immobile per finalità d’assistenza universitaria. Ho sollevato il problema con un’interrogazione all’ARS nel marzo di quest’anno, perché solo allora ho appreso dell’esistenza del D.P.R. A quel punto, ho sollecitato l’Assessorato ai Beni Culturali e la Presidenza della Regione a lavorare per ritornare in possesso dello stabile e destinarlo alle finalità previste dalla Legge. All’interno di un quartiere, qual è quello dell’Antico Corso, dove insistono diverse Facoltà con migliaia di studenti, gli Enti preposti hanno il dovere di immaginare un percorso d’adeguamento della struttura a fini di assistenza universitaria, siano essi ludico-ricreativi o di mensa. Ho già avuto modo di parlare con l’Assessore ai Beni Culturali Leanza: mi ha detto che, viste le caratteristiche dell’immobile e la zona in cui insiste, è il caso di adibirlo a mensa.

Pogliese dall'Experia alle Comunità GiovaniliChe cosa non le piace delle attività del C.P.O. “Experia”?

C’è un principio che, in questa città, troppe volte é stato trascurato: quello della legalità. Noi vogliamo ripristinarlo. Mi rendo conto che, per quanto riguarda gli immobili ex GIL, le istituzioni non hanno mai offerto prova di rigore. Ma un conto è constatarlo e lottare per cambiare le cose, un altro è acconciarsi, accettandole quasi che fossero legali. In uno stabile occupato illegalmente, non conta la natura delle attività che vi si svolgono. Così come non conta l’eventuale fondatezza dei ritardi istituzionali, denunciati da chi lo occupa. Ci interessa chiarire che a Catania non è consentito a nessuno occupare abusivamente immobili, per giunta rubando acqua ed energia elettrica, e accogliendo dei cittadini in un contesto di sicurezza precaria.

E’, dunque, solo un problema di legalità?

Per niente. Quell’immobile ha una valenza storico-architettonica e monumentale. Sorge, inoltre, in un quartiere particolare. Lì gli studenti hanno bisogno di strutture di assistenza. Mi lasci dire una cosa…Credo che i Centri sociali rispondano a un’esigenza sentita e assolutamente reale, quella della mancanza di spazi d’aggregazione giovanile a Catania. In questo senso, sono assolutamente d’accordo con gli ‘amici’ del C.P.O. “Experia”. La loro é una risposta sbagliata a un’esigenza reale. A risolverla devono essere le istituzioni, all’interno di un percorso di rigorosa legalità e nell’ambito di realtà formalmente costituite, dotate di personalità giuridica e rappresentanza legale. Al contrario, quando si avvia un percorso come quello del “Centro sociale”, non c’è per le istituzioni alcun interlocutore reale con cui confrontarsi.

Queste sono le linee per un’azione concreta, o altre dichiarazioni di principio?

L’azione è stata già promossa dal Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. E’ un progetto che fa seguito a un percorso ormai ventennale, che nasce all’interno del “Fronte della Gioventù”, e che consiste nel creare le “Comunità giovanili”: spazi d’aggregazione in cui sia possibile fare musica, cinema, teatro, sport, tutto entro un contesto di legalità. Si tratta di procedere alla loro istituzione attraverso bandi pubblici, da assegnare ad associazioni anche culturali, però con personalità giuridica, all’interno di strutture pubbliche messe a disposizione da realtà associative giovanili. C’è uno stanziamento ad hoc, programmato in Consiglio dei Ministri. Realizzeremo queste strutture almeno nelle città capoluogo di provincia. Chiunque vorrà concorrere all’assegnazione, potrà registrarsi e proporre il suo progetto.

A quando le prime realizzazioni? Sul piano finanziario, la coperta è corta…

E’ vero, ma il fatto che per la prima volta il governo abbia istituito un vero e proprio Ministero della Gioventù, anziché accorpare tali questioni al Ministero del Turismo e dello Sport, e il fatto che sia stato affidato a chi, come la Meloni, ha dedicato interamente il proprio impegno pubblico alle Politiche giovanili, è di per sé una garanzia. Sui fondi c’è un accordo di massima: vedremo i tempi, ma posso assicurare che saranno brevi e che Catania sarà uno dei centri coinvolti.

Per la gestione di un’eventuale mensa universitaria, il direttore dell’Ersu Rapisarda ha ipotizzato una partnership con privati, viste le scarse possibilità di spesa dell’Ente. Si sente di assicurare che quello stabile, di pregio storico e architettonico, non diventi oggetto di speculazione privata?

Assolutamente sì, non credo che sia necessario il ricorso a terzi. Ne ho parlato con l’Assessore Leanza. Per ristrutturare l’immobile, si potranno utilizzare i bandi POR, dunque a costo zero per l’Ersu. Qualora si decidesse di destinarlo ad attività ricreative, non escludo una soluzione di cogestione con associazioni giovanili già attive. Se la destinazione dovesse essere la mensa, valuteremmo delle soluzioni capaci di evitare rischi speculativi.

I consiglieri d’opposizione hanno chiesto alla Giunta Stancanelli di trovare una nuova sistemazione per l’Experia. Qualora si avviasse un’interlocuzione in questi termini, quale sarebbe la vostra posizione?

Nessuna condizione ostativa, se si decide di condurre l’esperienza nei binari della legalità. Certamente, dovrebbero costituire un’associazione e presentare un progetto, la cui valenza sociale fosse riconosciuta come meritoria. Voglio chiarire che i giovani dell’Experia si sono distinti per iniziative assolutamente lodevoli, ma anche per episodi di violenza politica. Penso alla vile aggressione del 1995 contro dieci militanti del “Fronte della Gioventù”.

Nel quartiere esiste anche una questione sociale. I ragazzi del C.P.O. denunciano che il caro-affitti, generato dai nuovi insediamenti universitari, costringe spesso gli strati disagiati ad andare a vivere altrove. Cosa ne pensa?

Penso che l’estensione degli insediamenti universitari rappresenti sempre un elemento di riqualificazione, non solo sotto il profilo urbanistico, ma anche sociale. Sulla legalità, ci stiamo impegnando su più fronti. Penso alla demolizione del “Palazzo di Cemento” a Librino, un percorso che abbiamo avviato e che porteremo a termine. Insomma, qui non c’entra il ‘colore’ politico di un’esperienza come l’Experia.

Ora rimane a Catania l’occupazione abusiva dell’ex asilo “XX Settembre”, uno stabile che era stato dichiarato inagibile dal Comune. Gli occupanti sono dei giovani di estrema destra, i fondatori del Centro sociale “Progetto Cervantes”. Userete la stessa fermezza?

I principi valgono per tutti. Penso al problema dell’inagibilità: se dovesse accadere qualcosa, chi se ne assumerà la responsabilità? Anche loro individuino un percorso formale e legale, in un iter d’interlocuzione con le istituzioni.

Enrico Sciuto

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