Intervista a Umberto Galimberti
22 maggio 2009, di Sabina Corsaro
1) Qual è il ruolo dell’intellettuale nella società di oggi?
Quello dell’intellettuale non so, il mio è quello di descrivere il mondo, di far conoscere la sua narrazione cristiana, della quale tutti siamo figli. Se, però, è vero che Dio è morto, forse bisogna cambiare racconto.
2) C’è la necessità, secondo lei, di modificare i metodi di trasmettere cultura?
Sì, la cultura passa attraverso i canali emotivi. La scuola si deve impegnare a curare l’emotività degli studenti, a fargli conoscere i sentimenti, il paradigma, il modo con cui si evolvono, e in ciò è la Letteratura, ma se non si accede alla dimensione emotiva non si può arrivare neanche a quella intellettuale.
3) Bisognerebbe adeguarsi al formato televisivo, essere competitivi in tal senso, per far arrivare la cultura ai fruitori?
No, perché la televisione è un simbolo di spudoratezza scambiata per sincerità, e in questo equivoco ottieni l’omologazione dei sentimenti, per cui tutti amano, odiano, imprecano, come la televisione vuole che si ami, si odi e s’imprechi. Questo è il contrario dell’educazione sentimentale.
4) L’Italia oggi è un paese di alta cultura?
No, di bassa cultura, infatti siamo ultimi nelle classifiche delle nostre scuole. Bassa cultura forse perché i professori sono demotivati, perché con una classe di 35 persone non si può educare, ci vogliono classi di 12-15 persone per intercettare la dimensione emotiva degli studenti e da lì passare a quella intellettuale.
5) Le scelte di Governo quanto incidono?
Beh, hanno distrutto la scuola! Passare da due maestre a una vuol dire non aver capito che negli anni ‘50 bastava saper leggere e scrivere, oggi bisogna sapere l’inglese, l’informatica, le scienze e un’unica persona non può fare tutto questo. Poi, se all’università per poter far entrare un ricercatore bisogna mandare in pensione 6 docenti, sai che distruggi totalmente l’università. Del resto al potere non interessa la Cultura, Pio IX chiedeva a Vittorio Emanuele II di non aprire le scuole perché se la gente studiava non credeva più in Dio.
Sabina Corsaro












27 maggio 2009 alle 14:46
Bella intervista, anche se ovviamente molto ”condensata”. Con Galimberti concordo su tutto eccetto che sul maestro unico alle Elementari; penso infatti che non ci sia bisogno di trenta materie alla scuola dell’obbligo, ma di cinque materie ben fatte: Italiano, Storia, Geografia, Matematica e Lingua Straniera (possibilmente non solo l’inglese che’ il mondo e’ vario). Al resto ci pensino i genitori, che’ i figli sono i loro, dopotutto.
Cordialmente
Sergio Sozi
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