Pubblicato il: 15 Aprile, 2010

Intervista ad un comportamentista: Giovanni Padrone

Giovanni Padrone è il direttore tecnico  dell’Associazione di cultura cinofila “Sussurra al tuo cane” di Ravenna nonché educatore e comportamentista cinofilo. Per approfondire ulteriormente l’argomento gli abbiamo rivolto alcune domande:

– Di cosa si occupa e da quanto tempo esercita questa professione?

– Da oltre tre anni mi occupo di cani con problemi comportamentali. Durante il periodo in cui feci il corso da istruttore cinofilo (per il quale il mio interesse era minimo, poiché io intendevo già da allora occuparmi di intervenire sulle patologie del comportamento) iniziai a collaborare con il veterinario comportamentista del quale sono ancora partner lavorativo (Dr. Massimo Franceschetti Picard). Egli stesso mi suggerì i testi sui quali approfondire gli aspetti relativi alla psicologia canina. Fu già da allora che, sperimentando inizialmente sui miei cani (ne ho 5) ed intervenendo sui primi cani che il comportamentista mi affidava, iniziai a sperimentare ed elaborare le prime linee guida che portarono in seguito ad identificare un preciso approccio cognitivo – comportamentale da me denominato etopsicocinologico, poiché tiene conto dei vari aspetti etologici e psicologici della specie canina. In pratica, si agisce nel pieno rispetto della natura del nostro amico a 4 zampe, lo si invoglia a collaborare e non si usano imposizioni, gli si insegna e non lo si addestra, viene considerato un essere senziente capace di scegliere e non una sorta di macchina programmata ad ubbidire. In pratica, il cane non viene considerato come un soggetto inferiore al quale deve essere imposta ogni cosa, ma lo si considera un nostro pari, con un suo linguaggio, un suo modus vivendi e tramite dei mediatori linguistici e comportamentali lo si indirizza ad aumentare il proprio bagaglio culturale ed avere una sfera socio – affettiva più equilibrata nell’ambito familiare in cui è destinato a vivere. Si tratta dei medesimi “principi di vita” che l’Associazione a cui appartengo diffonderà attraverso il primo corso di educazione comportamentale che si svolgerà fra il 30 aprile ed il 2 maggio prossimi, per il quale ho ricevuto adesioni ben al di là della mia migliore aspettativa.

Esiste un decalogo del comportamentista?

– Ho rivolto questa domanda al medico comportamentista, il quale mi ha riferito che resta tutto nell’ambito deontologico di un qualsiasi medico umano e non (il così detto giuramento di Ippocrate). Anche se non sono un medico, ma solo un tecnico, considero che ogni cosa debba essere svolta sempre e comunque nel rispetto del cane, cercando di alleviare le sue sofferenze e di farlo uscire dalle stesse nel minor tempo possibile.

– Qual è l’obiettivo primario del comportamentista?

– L’obiettivo primario del comportamentista e dell’educatore cinofilo è quello di recuperare laddove possibile il cane dai problemi, così come avviene per una qualsiasi malattia. In questo ambito, il veterinario comportamentista si occupa di stilare la terapia farmacologica, il cui scopo principale è quello di rendere il cane più gestibile e mettere in sicurezza chi deve applicare le terapie di intervento comportamentale (solitamente egli stesso, oppure l’educatore cinofilo che si occupa di realizzare la terapia comportamentale, i proprietari che si devono impegnare a svolgere la stessa).

Quali sono le metodologie e come avviene una “seduta” dal comportamentista?

Poiché spesso vi assisto, posso senza ombra di dubbio dire che la seduta da parte del medico comportamentista può avvenire o in ambito ambulatoriale o, più preferibilmente, nel luogo in cui il cane vive. E’ maggiormente preferibile la seconda soluzione per la semplice ragione che il cane si comporta in un determinato modo nel proprio territorio, mentre al di fuori può presentare comportamenti totalmente differenti che possono “spiazzare” il medico che deve identificare la patologia da trattare (a meno che i proprietari non siano chiari nel dettagliare il problema).

Esiste una metodologia universale per tutti i problemi oppure ad ogni problema corrisponde una specifica terapia?

– Le metodologie sono varie, ma possono essere tutte raggruppate in tre branche fondamentali: terapie comportamentali, che prendono origine dalla psicologia di tipo behaviourista, ovvero dagli studi di ricercatori quali B.F. Skinner o E.L. Thorndike che ne sono i padri fondatori; terapie cognitive che hanno lo scopo di fornire al cane informazioni aventi relazioni indirette nei confronti dei comportamenti da correggere, ma ne cambiano la frequenza (fino all’estinzione) diminuendola agendo sul contesto socio-affettivo; terapie sistemiche che modificano le relazioni comportamentali attraverso il processo evolutivo delle stesse. Agendo su queste tre vie vengono elaborate le tecniche di intervento che sono applicate a seconda del problema presentato, anche se per anomalie analoghe vi sono interventi analoghi.

– Quanto è importante il ruolo della famiglia nella rieducazione del cane?

– Il ruolo della famiglia è sicuramente fondamentale, poiché attraverso la sua partecipazione e la condivisione di quanto applicato avviene il raggiungimento dell’obiettivo primario che è l’uscita del cane dai problemi che lo affliggono. Nel caso in cui la famiglia non rispetti le “tabelle di marcia” qualsiasi terapia è destinata al fallimento.

– I problemi comportamentali dei cani sono di natura genetica o ambientale?

Solo in alcuni rari casi che colpiscono ben determinate linee di sangue di poche razze, possiamo parlare di ereditarietà delle anomalie comportamentali. Nella maggioranza dei casi si tratta di problemi legati direttamente o indirettamente ad una cattiva gestione dei cani da parte di allevatori e/o proprietari (ad esempio, distacco precoce dalla madre, violenze sui cani, isolamento ambientale, ecc…).

Quali sono i consigli che lei darebbe alle famiglie per prevenire alcuni disturbi?

– Il consiglio principale è quello di non affidarsi a persone con cuccioli di dubbia provenienza (come quelli che provengono dall’est Europa), eventualmente rivolgersi ai canili o alle Associazioni di adozione cani. Per i cani di razza rivolgersi ad allevatori con provata serietà (riconosciuti dall’ENCI, con due o tre razze allevate al massimo, ma meglio una sola, con la possibilità di vedere in qualsiasi momento i cuccioli con la madre).

Caterina Tipa

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