Pubblicato il: 26 Gennaio, 2008

Irène Némirovsky: il talento e il ricordo

Irene_nemirovskyDi recente l’Adelphi ha pubblicato le opere di un’autrice fino a oggi sconosciuta in Italia, dotata di una straordinaria intensità narrativa, segnata da un crudele destino e finalmente riscoperta da lettori ed editori di tutto il mondo. L’importanza di Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942, appare di elevatissima portata da un punto di vista letterario, storico e psicanalitico: non è un caso se proprio a lei, nei giorni della Memoria, l’Assessorato alle Pari Opportunità di Napoli ha dedicato l’incontro del 26 gennaio presso l’istituto francese Le Grenoble, in cui sarà ospite la figlia e curatrice Denise Epstein. Tragica esistenza per Irène, giovinetta appassionata di letteratura francese, con genitori ricchi e mondani poco inclini all’affettuosità, soprattutto l’odiata madre, la quale ritorna continuamente sublimata in tutte le opere della figlia. La Rivoluzione Bolscevica del 1917 spinge la famiglia a rifugiarsi in Francia, dove Irène vive felice circondata dal proprio talento artistico, dal marito Michel Epstein e dalle figlie Denise ed Elisabeth; purtroppo la furia nazista non risparmia nessuno e, nonostante la conversione al Cristianesimo, Irène e Michel vengono deportati e uccisi nell’inferno di Auschwitz. Il sogno così si spezza drammaticamente, ma un barlume di speranza splende a dimostrazione che l’amore e la bellezza delle parole possono sopravvivere alla rovina. Il dono della Némirovsky è racchiuso nei suoi splendidi libri, da leggere tutti d’un fiato, eleganti e torbidi: “David Golder“, “Il ballo“, “Jezabel“, “La moglie di Don Giovanni“, “Un bambino prodigio“, “Come le mosche d’autunno” e “Suite francese“, apparso postumo in Francia nel 2004 dopo il ritrovamento romanzesco del manoscritto: conservato in una valigetta dalle figlie e considerato un prezioso ricordo senza importanza letteraria, al momento di cederlo all’Institut Mémoir de l’Édition Contemporaine, Denise lo dattiloscrisse, finché la critica e saggista Mjriam Anissimov ne riconobbe il valore e insistette per la sua pubblicazione. Se dovessi operare una scelta, direi di immergervi nel mondo di “Jezabel“e di scoprire il mistero che avvolge l’omicidio di un giovane per mano di Gladys Eysenach, donna fatale, bellissima, adorata, vittima della propria mondanità e idolatria, in cui è facile scorgervi l’immagine della terribile madre di Irène. Da figlia a madre e da madre a figlia, dunque, nella realtà come nella finzione, al cospetto di un doloroso passato ma nella conferma e nella riconciliazione di un luminoso presente.

Alice Briscese Coletti

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