Pubblicato il: 29 Giugno, 2009

Isola d’Elba: Dove osano i Gabbiani o i pedali

elbaL’isola del ferro. Luogo di villeggiatura per generali in esilio. Vista la morfologia del territorio e la predisposizione mineraria per gli orchi sarebbe il massimo, ma nell’epoca del turismo di massa e in pieno revival del mocassino è il turismo familiare a tirare le fila. In estate si tratta di vere e proprie filiere visto che la popolazione triplica. Ma la popolazione alle invasioni periodiche ci ha fatto il callo. Un tempo anche le guerre erano una forma di turismo, a loro modo ovviamente. Etruschi, romani, saraceni, spagnoli, inglesi, francesi, austriaci. In molti se la sono contesa. Persino i russi con Caterina II hanno provato a rivendicare l’Elba come il loro legittimo sbocco sul mediterraneo. Come dire che si prende casa a Milano ma si pretende un parcheggio a Mosca. Perché la situazione in città, si sa è congestionata, e poi tutto il mondo è Paese infondo. Oggi giorno i pirati hanno abbandonato galeoni e velieri e prediligono motoscafi 12metri full optional. Le orde barbariche al massimo quelle dei norvegesi e degli svedesi insediati nei mesi estivi nel quel di Nisporto. Situata tra il Mar Ligure e il Mar Tirreno, l’Elba è la più grande delle isole dell’Arcipelago Toscano e con la sua irrisoria superficie di 223km2 la terza isola del Bel Paese. Le altre del parco naturale toscano proprio briciole in confronto. Gli isolani hanno fatto del turismo una vocazione, di Napoleone un business, delle miniere dei camposanti industriali a cielo aperto. Oggi spiagge caraibiche e case sontuose. Il lato dolce della vita, accompagnato rigorosamente da un bicchiere di Aleatico, vino liquoroso locale. Ma per chi volesse conoscere un’Elba preclusa al turismo da mocassino, ai feticisti dell’infradito da balneazione o alle auto familiari, la bicicletta è il mezzo adatto. Vi sembrerà di essere in un western, voi e il vostro destriero in lega attraverso canyon ocra e rossi. Dopo la passeggiata lunare la tanto attesa passeggiata marziana, il tutto appena fuori da un boschetto di sempreverdi. Incredibile. Da Porto Azzurro basta salire a Capoliveri e continuare a pedalare tra i due mari, superando baie e calette che si susseguono lungo i dodici chilometri della costa dei Gabbiani. Prima tappa in zona Miniera della Calamita, Baia dell’Innamorata. Il sentiero polveroso consente solo ai ciclisti una deviazione verso la vecchia miniera lungo pareti rocciose dalle mille sfumature e dai minerali ossidati. L’Elba era un paese di minatori, riedizione de I Miserabili di noi altri. Non a caso tra i suoi turisti un Victor Hugo ancora in fasce.  Dagli anni ’80 però, le estrazioni sono sospese. Resta qualche carrello divorato dalla ruggine e dalla salsedine. Archeologia industriale a cielo aperto che si immerge solo in un caso, con la Miniera del Ginevro, sotto il mare, arrivando ai 50 metri di profondità. Per il resto è calma piatta. Il vento che suona come flauti tubature e recinzioni, l’acqua che percuote dolce gli scogli. Nelle giornate di calura estiva è possibile scorgere all’orizzonte le montagne cerulee della Corsica, la mole di Monte Cristo  e Pianosa, dolce e priva di rilievi. Giusto il rumore dei pedali, alla fine.

Luca Colnaghi

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