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Italia: è ritorno al fascismo?

Non basta il sangue che scorre sulle piazze di ogni città o paese, le corone di alloro del Milite ignoto, il 25 aprile di ogni anno. Non bastano neanche le parole del Presidente della Repubblica, le pellicole cinematografiche di qualche film neorealista, né i documentari “luce”. Ancora oggi esiste e si pronuncia la parola fascismo. Essa non è stata abrogata né dalle menti né dagli scritti, non teme il confronto delle coscienze e rimane in piedi per ricordare gli orrori e soprattutto gli errori commessi in passato. Il passato prova a riaffiorare e mischiarsi al futuro come nel peggiore degli incubi? Oppure si tratta delle solite paranoie antifasciste che hanno caratterizzato chiunque subito dopo la caduta del regime? O ancora è puro allarmismo paranoico? I segnali che emergono non sono tranquillizzanti. Molte similitudini sono palesi nel governo attuale e alcuni partiti della coalizione, più di altri, sembrano mostrarsi come il manifesto di un vigore ritrovato e di un rinnovamento dal colore “nero” scuro, seppur la tonalità che ne rappresenta il vessillo è tutt’altro che scura. La prima regola è trovare “un capro espiatorio” per convincere tutti che sia la panacea di ogni problema, che estirparlo alla radice risolva ogni situazione ambigua; spruzzando il tutto con l’arrogante presunzione di essere il popolo migliore. Ogni giorno riaffiora [1]la “caccia allo straniero”. Per il regime lo straniero era l’ebreo, per la “Lega Nord” e la Maggioranza, chiunque approdi nel nostro paese in cerca di un “disperato” rifugio. C’è bisogno dunque di istituzionalizzare l’errore per renderlo diritto. Non passano di certo inosservate le leggi ad personam, i compromessi, le ingerenze della politica nella Magistratura, nel giornalismo, in TV. Tutti inequivocabili testimoni di un ritorno al passato, un riproporre l’antico vestendolo a nuovo, giocando sulla semantica, sulle “battutacce” da cabaret, per poi riproporre lo stesso gioco stantio. Le condizioni storiche dell’Italia sono quelle giuste: un paese allo sbando da prendere per mano, un popolo da offuscare con “panem et circenses”, a cui non dispiace vivere nel mondo delle favole e far finta di credere che tutto vada bene. Gli ingredienti ci sono tutti, basta saperli mescolare e trovare, semmai ce ne fosse bisogno, un pizzico di modernità tanto per non far storcere il naso alle poche menti pensanti ancora in circolazione. Tanto per non scadere nella retorica qui di seguito si traccia un percorso che sottolinea le similitudini tra il regime del Duce e il tentativo di pesudo-assolutismo portato avanti dal Cavaliere:

Bisogna leggere questi segnali con occhi lucidi e soprattutto obiettivi. Si possono scegliere diverse strade: far finta di niente oppure cercare la verità, con l’istruzione, scrollandosi di dosso certi pregiudizi, cessando di considerarsi depositari della verità assoluta e soprattutto non sperare che quello che propina la TV sia la Bibbia per le menti pigre e vogliose di essere guidate. Francis Bacon tra il XVI e il XVII secolo, anticipando il metodo di Galileo Galilei, pronunciò una frase memorabile: sapere è potere.

Girolamo Ferlito