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L’Italia verso il nucleare

Il 25 Febbraio scorso il premier Silvio Berlusconi ed il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno sottoscritto, a Roma, l’accordo che prevede una solida partnership tra Italia e Francia in merito alla produzione di energia nucleare, gettando così una prima pietra sul progetto di “rinnovamento” energetico del bel paese. Il Cavaliere, infatti, già in occasione del Consiglio dei Ministri tenutosi a Napoli il 21 Maggio 2008 – all’alba del suo nuovo governo – aveva preannunciato per l’Italia un futuro basato sull’energia nucleare. “E’ sicura e non inquina” aveva dichiarato in conferenza stampa, lasciando stupefatti molti dei cittadini in ascolto. Lo stupore era legato al fatto che il popolo italiano già si era espresso, mediante il referendum abrogativo del 1987, in merito alla questione, manifestando ampiamente il proprio dissenso. Il disastro di Cernobyl, avvenuto nell’Aprile del 1986, era – ed è tutt’ora – ancora vivo nella memoria collettiva, così come il timore di un incidente analogo. Il termine “incidente”, già di per sé mina la fondatezza dell’affermazione del premier in merito alla sicurezza, poiché in quanto “avvenimento improvviso ed imprevedibile che interrompe l’ordinaria evoluzione degli eventi” non ha modo di essere preventivamente scongiurato. Per quel che concerne l’inquinamento, analoga perplessità suscita la dichiarazione che ne sostiene la totale assenza, giacché le scorie nucleari derivanti dal processo di produzione dell’energia rappresentano un elemento concreto e non certo di fantasia. Il problema del loro smaltimento è una questione non ancora ben definita, basti pensare che – come si legge su zonanucleare.com – “i rifiuti radioattivi (generati dai quattro impianti esistenti in Italia prima del 1987, ndr) sono custoditi non in condizione di massima sicurezza e in più località (generalmente nei pressi delle vecchie centrali nucleari)”, arrecando potenziali pericoli a più d’una comunità. Se poi si pensa all’emergenza immondizia che per mesi ha messo in ginocchio la regione Campania, viene da chiedersi come si possa dormire sonni tranquilli immaginando la ben più delicata gestione di residui quali le scorie. L’incapacità persistente e la superficialità “made in Italy” evidenziate dai fatti partenopei non lascia presagire niente di buono. A ciò si aggiunga qualche riflessione generale in merito al tema “sicurezza sul lavoro” e ci si domandi come sia possibile, in un paese dove non si è in grado di occuparsi del mantenimento in efficienza di apparecchi semplici come gli estintori – si rammenti, ad esempio, l’inchiesta realizzata da Max Laudadio, andata in onda il 21/01/2008 durante “Striscia la notizia” – e dove le morti bianche rappresentano una realtà quotidiana, prevedere l’introduzione di sistemi tanto complessi quanto bisognosi di accurata e diligente manutenzione, come le centrali nucleari. A coloro i quali prevedono un futuro roseo all’orizzonte, c’è da dire che nel computo cromatico non valgono le nubi tossiche…

Andrea Bonfiglio