Pubblicato il: 12 Gennaio, 2010

Jennifer’s body

Jennifer è la ragazza più carina della scuola e Needy, bruttina e di certo non popolare come lei, è la sua migliore amica fin dall’infanzia. Una sera Jennifer convince Needy ad accompagnarla ad un concerto di una rock band emergente e lì, dopo lo scoppio dell’incendio nel locale, si allontana con loro. Quella stessa notte Needy riceve la visita di Jennifer, completamente ricoperta di sangue e dagli atteggiamenti bizzarri e capisce che la sua amica è cambiata, che qualcosa di oscuro e terribile si è impadronito di lei. Quando la loro piccola cittadina inizia ad essere sconvolta da una strana serie di omicidi e ha la prova che Jennifer ne è l’artefice, decide che è suo compito fermarla…

Jennifer’s body è un horror, con risvolti da teen movie, nato da un’idea di Diablo Cody (sceneggiatrice statunitense già nota per “Juno”) che ha creato molta attesa soprattutto per la presenza di Megan Fox, bellissima attrice in ascesa dopo il ruolo da protagonista in “Transformers”.

L’originalità di questo film risiede proprio in questa commistione di generi: la violenza e la ferocia colpiscono una scuola americana come tante, ragazzi impegnati nel decidere chi è la più bella della scuola o il più popolare; e il diavolo ha le sembianze di una ragazza affascinante e sexy, insospettabile, che decide di mietere vittime quando si vede “brutta” e ha bisogno di avere capelli lucidi e pelle liscia.

A raccontare la storia, in un lungo flashback, è Needy che, nonostante la sua aria da bruttina e “sfigata”, è l’unica che riesce a tenere a bada Jennifer e a fermare la sua inarrestabile sete di sangue…ovviamente maschile.

Nonostante il film non presenti escamotages nuovi per sorprendere lo spettatore, è comunque piacevole (nonostante le scene sanguinarie, non molte in realtà) e a tratti molto divertente; sicuramente un ritratto dell’odierna società americana (e non), dove vigono le ferree leggi della bellezza, del successo e dei soldi a tutti i costi.

Finale azzeccato e buona colonna sonora.

Mariangela Celiberti

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