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L’amore eterno esiste “almeno” a Valdaro

26 settembre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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In foto: Romeo e Giulietta del Neolitico
Da tempo televisione e carta stampata, registi e psicologi ci stanno abituando all’idea che l’amore eterno non esista, che si tratti soltanto del sogno utopistico di due innamorati all’inizio di un percorso comune. E le statistiche ISTAT, a dire il vero, sembrano confermare un simile punto di vista: “se nel 1995,ogni 1.000 matrimoni si sono registrati 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2009 si arriva a 297 separazioni e 181 divorzi”).

Eppure la letteratura ci ha insegnato a credere nell’amore sempre e comunque e tante sono le coppie nate dalla fantasia di scrittori coraggiosi che hanno reso nel tempo la loro testimonianza di amore eterno: Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca, Alcesti e Admeto, Ulisse e Penelope persino. Da oggi tuttavia i più romantici non dovranno accontentarsi di testimonianze letterarie, ma potranno annoverarne almeno una concreta e tangibile, quella conservata nella terra dagli Scheletri Amanti di Valdaro, il cui ultimo abbraccio è ancora lì dopo 6000 anni a raccontarci la loro storia.

La buona notizia arriva direttamente dall’era neolitica, da una fossa in cui nel 2007 a Valdaro, provincia di Mantova, furono rinvenute le ossa intrecciate in un abbraccio mortale di due antichissimi scheletri, subito ribattezzati i Romeo e Giulietta della preistoria. Si tratta infatti di due scheletri con tutti i denti perfettamente conservati, particolare che ha indotto gli studiosi a ritenere che si tratti di una coppia di giovanissimi. E poi siamo vicino Mantova, il luogo in cui Romeo, esiliato dal Principe, apprenderà dolorosamente della morte dell’amata. La suggestione di questa coincidenza è a tal punto forte che stavolta è la realtà ad evocare tristemente la letteratura, in un canto muto d’amore e morte senza eguali.

In genere, la prima domanda che colma la mente di chi osserva uno scheletro antico non è quasi mai chi è stato costui da vivo, bensì come è morto e i due scheletri di Valdaro non fanno certo eccezione. Gli studiosi hanno immediatamente rilevato che lo scheletro maschile (a sinistra nella foto) presenta una punta di freccia in selce conficcata in una delle vertebre cervicali, mentre quello femminile (a destra) una lama dello stesso materiale all’altezza del fianco. Sembrerebbe dunque un caso di morte violenta, anche se non se ne ha ancora la certezza. Ad ogni modo, la possibilità di una morte cruenta ha già scatenato la fantasia di giornalisti e appassionati e c’è chi pensa di trovarsi di fronte ad un giallo del passato ancora irrisolto: chi ha ucciso i due giovani amanti? Il loro amore ha forse scatenato l’ira assassina di un secondo pretendente della ragazza? In realtà gli archeologici sono ancora a lavoro per rispondere a questi e agli altri numerosi interrogativi che i due scheletri sottopongono ai posteri.

Quel che è certo è che sepolture congiunte di scheletri adulti, per di più teneramente disposti in un ultimo gesto d’amore, non sono attestate altrove. Tale realtà rende la drammatica storia dei due amanti di Valdaro un’eccezione archeologica ancora da analizzare e comprendere fino in fondo.

Stretti in un ultimo, doloroso gesto d’affetto, i Romeo e Giulietta della preistoria mantovana sono stati nuovamente (e brevemente, purtroppo) esposti al pubblico per tutta la durata del Festival della Letteratura di Mantova, dal 7 all’11 settembre. In attesa di conoscere la vera storia di questo amore perduto nei millenni, una sola certezza emerge prepotente tra mille dubbi: gli amanti di Valdaro hanno davvero sconfitto la morte con l’amore.

Giulia Segnalini

 

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