Pubblicato il: 2 luglio, 2011

L’era degli “io virtuali” e delle maschere

social-network-definitivo“Mi hai taggato in quel post?”, “Hai spinto Mi Piace a quel mio link?”, “Mi aggiungi agli amici?”… Sono queste le domande che quindici anni fa non avevano alcun senso, ed ora fanno parte della nostra quotidianità quanto mangiare, dormire o andare in bagno. Siamo diventati un tutt’uno con il mondo virtuale: la maggior parte di noi, oramai, possiede un profilo su uno dei numerosi social network, ed ha quindi una sorta di “io virtuale”, una propria rappresentazione nel web per comunicare con amici e non solo. Il più gettonato di tutti è, ovviamente, facebook: oggi si contano ben 700 milioni di iscritti, e si ipotizza il raggiungimento della quota 1 miliardo entro il 2012. Seguono Twitter (96 milioni) e MySpace (95 milioni). Cifre esorbitanti che hanno portato il giovanissimo Mark Zuckenberg, l’inventore di facebook, a diventare uno dei miliardari più giovani della storia. Ma cosa ci attira verso questi social network tanto da arrivare a cifre così sostanziose? Per prendere l’esempio del più celebre, lo slogan dice già molto: “Facebook ti aiuta a connetterti e a rimanere in contatto con le persone della tua vita”. Una questione di business in cui ognuno di noi, persone in carne ed ossa con una psicologia complessa ed una moltitudine infinita di comportamenti, atteggiamenti e caratteristiche, diventiamo semplicemente dei profili, dei numeri, dei dati. Possiamo considerare questa come un’esaltazione dell’io (che comprende l’autodescrizione che ci viene continuamente richiesta, la pubblicazione di link o status che attirino l’attenzione altrui sulla situazione interiore che stiamo vivendo) o come un banale appiattimento di tutto ciò che siamo ad un semplice nome, cognome, foto e dati anagrafici. Certo è che, da qualsiasi lato lo si voglia vedere, internet oramai prima di essere uno strumento di informazione è diventato per tutti il luogo dove congiungere passato, presente e futuro, una sorta di grande piazza in cui siamo tutti potenzialmente sul mercato, acquirenti di noi stessi o degli altri. Il web è anche una maschera: nell’incontro diretto con qualcun altro non abbiamo più di tanto la possibilità di nasconderci, per forza di cose dobbiamo mostrare all’altro ciò che siamo: aspetto, piccoli tic, carattere, l’effetto che esercitiamo sugli altri. Su facebook, invece, è come girare con una maschera: puoi dare un’occhiata al profilo del tuo vicino di casa, del tuo migliore amico, del/la tuo/a fidanzato/a, di quel ragazzo che proprio non sopporti, di quel lontano parente che non vedi da un po’ e perfino di uno sconosciuto residente dall’altra parte del mondo nello stesso semplice, velocissimo modo. A loro volta, gli altri possono dare un’occhiata a noi stessi, o a ciò che scegliamo di apparire: è così facile trovare il coraggio di fuggire da sé stessi quando di fronte si ha un computer e non una persona reale con tutto il suo bagaglio di emozioni, sentimenti, stati d’animo, ragionamenti complessi, risposta pronta e mimica facciale.

Sara Servadei

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