Pubblicato il: 29 Gennaio, 2010

La ballata del vecchio marinaio

La natura, descritta nelle rime del marinaio, è oscura e ingovernabile, e l’uomo, imprigionato nella colpa, non può far altro che rimanere vittima del tempo. Il suo viaggio attraverso terre desolate, ghiacciai, affrontando creature mostruose e sconosciute, lo porta all’incontro fatale con la fine. Tutto questo è il capolavoro di Coleridge, un verso di poesia che ti pone sempre le stesse domande. Chi siamo? Cosa è la morte e cos’è la vita? – Guglielmo Ferro –

L’ignoto e la paura son chiamate a sorgere dall’anima dello spettatore nei quaranta minuti dello spettacolo del Teatro Stabile di Catania, con la regia di Guglielmo Ferro, in scena dal 28 al 31 gennaio al Centro Zo di Catania. Meravigliosa interpretazione del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge da parte di Sebastiano Tringali, accompagnato da musiche e giochi scenografici semplici ma molto evocativi ed onirici (e per questo bisogna ricordare Massimiliano Pace). La breve e terrificante storia del vecchio marinaio che uccide l’albatros e paga una pena dolorosamente atroce,  avvolge il pubblico che subisce una fascinazione incantata. Il mare infinito, la desolazione, la solitudine, l’immensa forza della natura che sorride all’uomo che la rispetta e si vendica con furia contro colui che l’offende, la morte, l’atmosfera spettrale e oscura dell’opera hanno tutta la magia del piccolo grande capolavoro che mai tramonta. E, mentre si osserva rapiti l’albatros che volteggia nel cielo, un pensiero sovviene inesorabilmente: arriverà il momento in cui la vendetta della natura che giorno per giorno ci accingiamo con dovizia a torturare, si abbatterà su di noi e il destino che ci attende è lo stesso del tormentato marinaio che vive senza vita condannato a narrare la sua storia di colpa.

Elena Minissale

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