Pubblicato il: 2 Gennaio, 2009

La civiltà della barbarie

screaming_manA 60 anni dalla firma della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ancora orrori, ancora assurde contraddizioni: il rapporto annuale pubblicato da Amnesty International fornisce un quadro agghiacciante delle violazioni sistematiche e impunite delle più elementari forme di libertà: ad esempio le punizioni corporali, il regime carcerario durissimo e la tortura; quest’ultima fa da filo conduttore tra più di 60 paesi e attraversa le epoche giungendo scandalosamente incolume fino ai giorni nostri, consegnandoci pagine di storia e di cronaca che pesano come macigni, ma che vengono spazzate via dalla memoria ( di chi non le ha vissute, beninteso) come cenere. Risulterà allora che le torture vengono praticate sia nei paesi cosiddetti arretrati dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, sia in quelli ritenuti più civili e avanzati o almeno facenti parte dell’Occidente: si può compiere un inquietante giro del mondo, dall’ Albania alla Somalia, dalla civilissima Danimarca al Bangladesh ( per onor di cronaca, anche l’Italia viene annoverata per la mancanza di uno “specifico reato di tortura nel codice penale” e riguardo ai pestaggi avvenuti durante il G8 a Genova) per rendersi conto che vengono perpetrati gravissimi abusi, soprattutto all’interno delle carceri (che sono spesso strutture non ufficiali e occultate), per motivi politici, religiosi e ideologici. Alcune realtà abominevoli sono riuscite ad emergere e hanno suscitato molto clamore: si pensi alle torture inflitte da militari statunitensi a danno dei detenuti delle carceri di Guantanamo e Abu Ghraib, immagini che hanno fatto il giro del mondo e che hanno disgustato e sconvolto; si pensi alle camere di tortura scoperte in Kosovo, celle appositamente insonorizzate e fornite dei vari strumenti di tortura necessari e di liste di individui albanesi da seviziare; si ricordino le testimonianze shock dei sopravvissuti alla Guerra Sporca in Argentina ( nel 2006 è iniziato il processo ai carcerieri dell’Esma, struttura nella quale si torturarono e uccisero centinaia di desaparecidos durante la dittatura) che solo negli ultimi anni sono emerse in superficie. Notevoli sono in quest’ambito i livelli raggiunti dagli aguzzini: la nuova frontiera della tortura è fare del male e annullare l’individuo senza lasciare segni evidenti sul corpo; ecco quindi le vasche di deprivazione sensoriale, il water boarding, ossia una simulazione di annegamento, e la ripetizione ininterrotta e ad altissimo volume di una canzone per ore, o anche per giorni ( contro quest’ultima pratica è nato il programma ZerodB per iniziativa di alcuni musicisti le cui canzoni vengono utilizzate per stremare i prigionieri in Iraq o a Guantanamo, conducendoli spesso alla follia). Sfortunatamente, a questi casi noti fanno da contrappeso molti altri che, un po’ per minore accessibilità alle fonti e alle testimonianze, un po’ per scarsa risonanza a livello mediatico, passano pericolosamente in sordina; un caso-emblema: i seguaci del Falun Dafa, una disciplina orientale nata in Cina negli anni ’90, vengono sistematicamente arrestati e deportati in campi di lavoro ( i lao gai) e sottoposti a torture tremende, che hanno quasi sempre come conseguenza la morte; ciò accade perché questo credo ha raccolto una quantità di seguaci ritenuta dal governo cinese pericolosa per l’ordine sociale. Ciò accade perché ancora oggi, nel 2008, un paese è libero di disporre della vita degli individui senza doverne pagare le conseguenze. Viene da chiedersi se la concezione ciclica della storia, quei “corsi e ricorsi storici” di cui scriveva Vico, sia davvero errata, se veramente dall’epoca delle torture dell’Inquisizione a quelle dell’ Esma sia cambiato qualcosa nell’animo umano; forse il concetto di progresso dovrebbe essere affiancato a quello di accumulazione: il sadismo di abominevoli personaggi storici si somma al sadismo di quelli attuali, al dolore del passato si aggiunge il dolore del presente. E nel frattempo,proprio grazie al progresso, si passa dalla fustigazione al taser.

Ornella Balsamo

2 Responses to “La civiltà della barbarie”

  1. 1
    Aldo Says:

    Complimenti per la tua analisi dettagliata su quella parte buia che è dentro di noi. Amo spesso ricordare la nostra provenienza animale, che vuoi o non vuoi torna sempre a galla, presto o tardi.

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  2. 2
    Massimo Says:

    cronaca suggestiva dell’orrore “umano”. Finale da film muto in b/n, noir.

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