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La donna dai chiodi in bocca e i tre scheletri mutilati

21 ottobre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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In foto: Lo scheletro rinvenuto nella Necropoli di Piombino
Nel giro di poche settimane due sono i nuovi cold cases italiani portati alla luce dagli archeologi: il rinvenimento presso Piombino dello scheletro di una donna di epoca medievale con sette chiodi in bocca e quello di tre giovani dell’antica Roma i cui scheletri mostrano segni di brutali mutilazioni. Sembra di essere catapultati in un thriller archeologico che attraversa i secoli raccontando la storia di un triplice omicidio al tempo di Ottaviano e la triste vicenda di una presunta strega messa a tacere anche oltre la morte. A rendere queste vicende lontane il centro di un acceso dibattito fra esperti del settore è la sepoltura a dir poco anomala che caratterizza entrambi i ritrovamenti.

Nel caso dei tre scheletri di uomini romani (I a.C.- I d.C.) rinvenuti nei pressi di Modena, ciò che più desta stupore sono le mutilazioni inferte post mortem ai corpi, la cui età va dai 16 ai 30 anni. Se infatti si contano tre teste, sparse qua e là nello spazio ristretto della fossa, mancano invece all’appello diversi arti per ciascuno scheletro, mentre le ossa presenti sono sovrapposte le une sulle altre in un macabro intreccio di morte. Sulle ossa appartenenti al ragazzo inoltre sono ben visibili tagli inferti da lame, mentre uno degli altri due scheletri mostra ancora le braccia legate dietro la schiena. Si tratta di un delitto, dunque, e anche piuttosto efferato considerando quello che è stato fatto alle vittime: legate, uccise, smembrate, gettate in un canale vicino a una necropoli e occultate dai resti di un monumento funerario.

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In foto: I tre scheletri rinvenuti a Modena
Difficile dire chi siano stati questi uomini e perché siano morti: esclusa l’ipotesi che si tratti di corpi profanati della necropoli vicina (qui era impiegato il rito dell’incinerazione) ed escluse anche quelle che immaginavano gli uomini vittime della proscrizione o della pena capitale (a causa della presenza delle teste nella “tomba”), la storia dei tre scheletri resta avvolta nell’ombra, a tal punto che niente meno che i RIS di Parma, 2000 anni dopo il delitto, stanno cercando la soluzione di questo feroce assassinio.

Ad un rompicapo somiglia anche la sepoltura della giovane donna in una necropoli vicino Piombino. Alcuni particolari raccontano una storia di terrore e morte che riemerge dalla terra otto secoli dopo che fu scavata la tomba di quella che forse nel XIII secolo era stata ritenuta una strega.

Chiodi, questo è il particolare più macabro della sepoltura: sette per la precisione, ricurvi, infilati nella bocca della defunta, e tredici ad inchiodarle per sempre la veste alla nuda terra che l’ha accolta troppo giovane. I primi forse allo scopo di chiuderle la bocca per sempre, scongiurando così il pericolo di eventuali maledizioni post mortem. Gli altri tredici per evitare che tornasse a tormentare i vivi dall’aldilà. Insomma una strega non smetteva di spaventare neanche da morta e così accadeva che neppure nell’altro mondo la sventurata trovasse pace.

Nonostante esistano altre testimonianze antiche di simili riti apotropaici, il caso resta ancora aperto a causa dell’ennesimo interrogativo senza risposta: se si tratta davvero dello scheletro di una strega, perché sarebbe stata seppellita nella terra consacrata nei pressi di una chiesa? Ciò ha portato gli studiosi ad avanzare una seconda ipotesi: che si tratti di un’adultera, la cui sepoltura seguirebbe l’uso menzionato in alcuni testi sacri medievali di identificare i peccatori di adulterio con dei chiodi in bocca.

Nulla tuttavia è ancora certo e chissà che i RIS di Parma, già occupati coi tre scheletri romani, non possano risolvere anche questo mistero.

Giulia Segnalini

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