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La “generazione dell’abisso”: scelte, angoscia, libertà

10 luglio 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

angosciaAlcuni di loro amano le discoteche, altri le serate a casa dagli amici. Alcuni bevono, si drogano, cercano il brivido aldilà dei limiti; mentre altri amano la vita regolare, abitudinaria e tranquilla. Alcuni ascoltano musica tecno ed house, altri preferiscono il rock. Ma c’è una cosa che accomuna tutti i giovani di questa generazione, una caratteristica drammatica che li contraddistingue e li segna: l’abisso della libertà. Grazie al cielo, qualcuno prima di loro ha lottato per affermare l’indipendenza e slegare l’individuo dai legami di necessità che gli attaccavano addosso un nome, una professione, una vita. Ma saper amministrare la propria libertà non è sempre facile, perché ciò implica una responsabilità enorme: “non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare” affermava al proposito il filosofo Soren Kierkegaard, che chiamava questa condizione “l’angoscia della possibilità”. La crisi, la mancanza di lavoro e la recessione non hanno fatto che peggiorare la situazione: l’abisso delle scelte si apre minaccioso davanti a loro, ed i sogni spesso sono ostacolati da questi fattori esterni. Essi escono dal mondo “protetto” delle scuole superiori, in cui erano entrati da adolescenti acerbi e che consiste la via “obbligata” per poter accedere a ciò che verrà dopo. Un mondo in cui l’esterno è attutito dalle chiacchiere con i compagni, il rapporto con gli insegnanti e le cure dei genitori. Il futuro è una vaga immagine lontana, la proiezione di sogni troppo lontani dal presente per assumere contorni reali, ed ha la stessa consistenza delle utopie. Arrivati in fondo al quinquennio, però, improvvisamente il futuro è davanti a loro, reale e vivo, pronto ad essere vissuto. Il suo arrivo imminente spiazza e toglie il fiato. Una sola domanda è scritta sul volto di tutti: “…E adesso?” E adesso che il percorso non è più segnato, dove si va? È stato facile scegliere finchè qualcuno sceglieva per loro, ma decidere da soli è difficile, perché è qui che la vita di ognuno si differenzia nei mille rami e nelle mille possibilità che la vita offre. La grande libertà rivela l’altra faccia della medaglia: dei mille sogni fatti nell’adolescenza, uno solo potrà divenire realtà, con impegno e costanza, seguendo una sola tra le mille strade che si offre loro davanti. E, una volta scelta la via, occorre capire se è davvero quella giusta: un responso frutto di analisi accurate che non appare chiaro e nitido, ma è fatto con la paura di avere solo perso tempo. E, in tutto questo, si spalanca sempre di più, sotto ai loro piedi, l’abisso: un buco nero e senza fondo, un salto nel vuoto che rischia di disperdere i ragazzi nelle loro paure e nelle loro angosce, in un mondo oscuro e disordinato in cui non ci sono cartelli segnaletici o percorsi obbligati ad indicare la strada. Un mondo in cui ognuno è frutto delle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano, e deve assumersene tutte le inquietanti responsabilità.

Sara Servadei

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