Pubblicato il: 20 Gennaio, 2008

La Meridiana e il tempo “catturato”

meridiana_ctCi sono delle storie che si celano dietro delle realtà e che sono racchiuse dentro altre storie. Ci sono dei fatti reali che vengono poi decorati, fino ad assumere una dignità romanzesca e letteraria. E infine ci sono le scritture nate da un ibridismo tra la vicenda esperita e la fantasia, tra l’evento e la meta-riflessione, come quella che qui si racconta.

L’imponente Basilica di Catania, quella di San Nicolò l’Arena, comprende un transetto che misura m. 105 x 48 e su di essa una cupola di m. 62 le fa da cappello. Collocato a piazza Dante su un’area di circa 100.000 mq l’edificio è adiacente ad uno dei più estesi conventi d’Europa (quello dei benedettini). In origine fu costruito a Nicolosi nel 1156, con funzione di Ospizio dei PP. Benedettini Cassinesi. Poco per volta si espanse, divenendo prima Priorato, poi Abbazia, fino a quando (anche a causa di eventi sismici) fu abbandonato nel 1578. L’origine del nome risale alla collocazione dell’edificio sulla ‘rena’ vulcanica mentre il ‘trasferimento’ del monastero dal territorio di Nicolosi alla città di Catania avvenne ad opera dei Padri Benedettini. Il monastero posto sul territorio di Nicolosi ospitò personaggi illustri tra cui la Regina Eleonora, moglie di Federico II d’Aragona. All’interno della Basilica si trova la Cappella dei Caduti, alla quale si accede dall’antisacrestia. Nella cappella sono conservate le salme dei catanesi morti durante la prima guerra mondiale. Dopo l’ultima guerra la Chiesa, essendo stata utilizzata per vari scopi, fu sconsacrata e solo nel 1989 fu nuovamente affidata ai Benedettini.
Ma c’è un’attrattiva particolare all’interno della Basilica, una costruzione per metà artistica e per metà scientifica, per metà sacra e per metà profana, che suscita la curiosità di turisti, curiosi e appassionati: la meridiana astronomica.
Progettata da due diversi abati fu poi completata nel 1841 ad opera dello scultore catanese Carlo Calì, convocato dal Barone di Wittelsberg e dal Dott. Peters, noti scienziati di quell’epoca.
La meridiana si estende trasversalmente alla navata principale, dalla Cappella di S. Benedetto a quella di S. Nicola, per una lunghezza complessiva di m. 40,92. Il foro gnomonico (legato al calcolo degli spostamenti della luce solare) è alto m. 23,92 ed è situato all’interno della Cappella di S. Benedetto. Lungo le strisce longitudinali della meridiana sono riportati in latino dati geografici, astronomici, fisici. Nei dodici riquadri che si trovano ai lati della meridiana sono incisi, in lava rossa vulcanica di Militello, le figure dei segni dello zodiaco, incorniciati da marmo grigio cenere scuro. Alle estremità della meridiana sono trascritti i nomi dei costruttori e dello scultore; inoltre sono riportati i campioni di misure che erano in uso in quel tempo, tra cui il metro francese.
Il mistero prende vita circondando i progetti legati ai tentativi della Scienza di creare strumenti che possano controllare gli spostamenti del sole. Un complicato lavoro di calcoli sta dietro questi progetti, insieme alla presunzione di voler per un attimo fissare il moto del cielo e dei suoi astri, di gestirlo e afferrarlo. Poi c’è lo scontro con quella parte di Cielo che quell’uomo definito scienziato osserva con occhi ‘sinceri’ e non plagiati. L’eretico, il luterano, talvolta il demone, assumono le sue sembianze e l’astronomo si ritrova giudicato all’interno di un’imperiosa struttura in cui gli sguardi glaciali delle miriadi di statue sembrano fissarlo con minaccia, mentre egli lavora: “Mi trascino allo specchio per interrogare l’azzurro di questi miei occhi. Non sono né freddi né infidi ma innocenti, occhi giusti per interrogare le luci delle stelle, l’abisso siderale”, lo dice proprio quel dott. Peters, uomo realmente esistito e personaggio romanzato, autore di un diario su cui trascrive i resoconti delle sue giornate, annotando le impressioni su quei preti cattolici che sembrano guardarlo come un esangue belzebù; lui, un danese abituato a vedere la realtà per quella che è. Lo dice tra dubbi e perplessità, rancori e tentativi di capire, sparsi tra le pagine del semi-romanzo di Vanni Ronsisvalle, Gli astronomi. Pagine in cui Peters è testimone di un macabro segreto che si cela sotto il coperchio della lapide su cui dovrebbe proprio cadere l’occhio del sole, all’interno non della Basilica di S. Nicolò, ma della chiesa Matrice di Jaci-la-reale.
Qual è in generale il carattere della Conoscenza? Quello legato ad una Verità che può essere piegata sotto la Volta del Cielo o quello che somiglia all’amara consapevolezza che nemmeno la Scienza darà mai una sola certezza?
La meridiana, con la sua funzione di afferrare o di seguire il rapido fluire del Tempo, si limita ad incantare l’uomo con la sua illusoria funzione. Una briciola d’eternità sembra essere afferrata, lì, tra la luce cangiante e rifrangente che attraversa colorate vetrate; e tra il chiaro e scuro del pavimento, mentre la striscia dorata dell’Eterno si sposta magicamente da un tratto ad un altro, da un istante ad un altro, da un secolo ad un altro e rigetta l’uomo in quell’opinabile dolce tormento.

Sabina Corsaro

One Response to “La Meridiana e il tempo “catturato””

  1. 1
    violet rouet Says:

    bellissimo articolo..
    Mi viene in mente l’infinità de persone, turisti o meno.. che scavalcano questa meridiana, senza neanche domandarse cosa sia… Senza fermare il tempo.. e odorare che significa…respirare altri piedi…
    penso che l’imparare a guardare , primo passo per “sentire”, e atraverso la costatazione de nostro breve passagio, fascia diventare luce, conoscenza, esperanza e umiltà, nostro “inopinabile tormento”.

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