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La miniera del Tardoantico: “Tra Roma e Costantinopoli”

30 dicembre 2010, di   Stampa articolo Segnala articolo  

la miniera del tardoantico

Con “Tra Roma e Costantinopoli”, Mario Mazza ha voluto riaprire la «miniera della Tarda antichità». La definizione ben si adatta ad un’epoca che è un dedalo di questioni ancora aperte. L’antico allievo di Santo Mazzarino è da un mese in giro per l’Italia, ad esporre i temi dominanti del suo nuovo libro. Una riflessione che va oltre i contorni di un’era. Si tratta di due secoli di mutamenti cruciali, fondativi per l’identità culturale dell’Occidente. La svolta inizia nel III secolo e dilata, fino a renderli impalpabili, i confini cronologici fra mondo romano e mondo medievale. Una vicenda che «affonda le sue radici nella κοινή culturale ellenistica, forgiata quando la centralità geopolitica dell’Occidente tramontava». Servì l’istituzione dell’Impero a ritardare il processo, e non è un caso che la fine dell’Età ellenistica, col trionfo di Roma anche in Oriente, concida con quest’evento. Il problema si sarebbe riproposto in Età costantiniana: la “Nuova Roma” raccolse nel IV secolo l’eredità dei regni orientali e del loro lascito culturale, saldando la sintesi greco-romana ai tratti del mondo germanico e alle culture tribali del Bassopiano sarmatico. La forza organizzata del Cristianesimo e lo ius dei romani avrebbero consentito all’Occidente di risalire la china. La capitale sarebbe stata trasferita a Costantinopoli ma nel quadro, almeno, delle riforme istituzionali di Diocleziano. «Sullo sfondo il mondo ebraico e quello armeno, e la forza vitale del mondo barbarico», pronto a farsi interprete disciplinato e fedele di costumi millenari. La realtà di un’intellighenzia romana conquistata dai germani fu una conferma della validità del progetto politico e culturale di Roma. «Fin dalle origini», sottolinea Mazza, «il genio latino aveva sottomesso e federato», sconfitto e cooptato, «ma mai umiliato il nemico». La fine di un’istituzione retta da un imperatore – bambino per mano di un generale dell’esercito imperiale, straniero come quasi tutti gli ufficiali ormai, fu il passaggio fisiologico di un’evoluzione naturale. La Tardo – antichità passava il testimone al Medioevo. Regalando all’Occidente nuove forze.

Enrico Sciuto

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