Pubblicato il: 21 Luglio, 2009
Senza categoria | di Giusy Cuccia

La piccola figlia del vento

foto articoloL’estate è già inoltrata e per la maggior parte è scattata la corsa alle vacanze. Chi preferisce last – minute, sempre più gettonati, chi si affida ad agenzie di viaggi e chi fa da sé grazie a internet. Chiunque però abbia voglia di mare, sole e relax farebbe bene a visitare Pantelleria. L’isola, scelta per la sua bellezza da Troisi che lì girò alcune scene de “Il Postino”, è da sempre scalo intermedio tra Africa e Sicilia da cui dista appena 85 km. La sua posizione ha influenzato moltissimo le vicende storiche e culturali di Pantelleria. La prima presenza umana sembra attestata fin dal 5000 a. C. ed è legata all’estrazione dell’ossidiana, pietra nera e lucida considerata di gran valore nella preistoria. Ne restano tracce nel villaggio fortificato di Mursia, famosa per i Sesi, monumenti funebri costruiti dalla popolazione dei Sesioti. Intorno al IX sec. a. C. arrivarono i fenici che chiamarono l’isola Yranim e poi Cossyra che significa “la piccola”. Fu questa l’età d’oro di Pantelleria. Infatti a questo periodo risale l’introduzione dell’uva per produrre lo zibibbo, le caratteristiche cisterne a campana, il porto e il primo nucleo del castello. Seguirono i romani e i bizantini, ma la popolazione che influenzò maggiormente gli sviluppi successivi dell’isola fu quella araba che lì si insediò nel 700 d. C. e vi rimase fino al 1200 circa. Questi la chiamarono al-Quasayra, sull’esempio punico, ed in seguito Bent-el-Rion, cioè “figlia del vento”. Agli arabi si devono delle opere di architettura particolarissime: i dammusi (dall’arabo damus, edificio a volta), costruiti con blocchi di pietra lavica con il tetto a cupola. Oltre a ciò fortificarono la Medina (distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) e introdussero coltivazioni prima sconosciute come l’ulivo e il cotone. Dopo questo splendido periodo si susseguirono Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni fino ad arrivare all’annessione, nel 1860, al Regno d’Italia. Oggi l’isola vive prevalentemente di turismo ed è meta preferita di quanti amano la tranquillità, la buona cucina e desiderano immergersi in una natura incontaminata: il Parco Naturale della Montagna Grande, il suggestivo Arco dell’elefante e i paesaggi vi lasceranno senza fiato mentre i saporiti capperi insieme alle altre specialità isolane, tra cui il Passito e il Moscato, deliziosi vini, allieteranno le vostre serate. E’ un’emozione unica perdersi tra le undici contrade dall’originario nome arabo, passeggiare in riva al mare con il vento che sibila tra i capelli. Nemmeno gli amanti della cultura resteranno delusi: Mursia, necropoli bizantine e resti di epoche antichissime. Tutto vi sembrerà ancora più bello se affitterete una bicicletta o, per i più pigri, uno scooter. Tutto questo a prezzi abbastanza contenuti, lontano dalle luci dei riflettori, ma non da quelli naturali offerti dal sole cocente e dalla bellezza agghiacciante della luna.

Giuseppina Cuccia

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