Pubblicato il: 26 giugno, 2012

La ricerca tra eccellenza e futuro

francesco-lioceFrancesco Lioce è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università Roma Tre con il progetto Testimonianze letterarie e prospettive storiche dell’Italia postunitaria. Ha 34 anni e dopo il liceo ha deciso,come molti suoi coetanei, di lasciare la sua città, Caltanissetta, e partire alla volta di Roma, dove vive stabilmente dal 1997.

Non è stato facile il trasferimento dalla piccola provincia alla grande città.”– mi racconta.- “I primi tempi sono stati difficili, e soprattutto il primo anno universitario. Tra come si studia al liceo e come si studia all’università c’è un abisso: in qualche modo si segna la fase di transizione per eccellenza, dal mondo degli adolescenti si entra in quello degli adulti.” Un mondo del tutto diverso da quello conosciuto fino ad allora. “All’università i docenti non sanno nemmeno chi sei, i colleghi te li devi coltivare giorno per giorno e gli esami li devi superare per te stesso, per cercare di ottenere dalla vita quello che davvero ti appartiene e incanalarti così verso una dimensione lavorativa”. Un percorso che l’ha portato ad ottenere prima la laurea del vecchio ordinamento in Lettere moderne e poi la laurea magistrale in  Italianistica, presso l’università di Roma Tre, sempre con il massimo dei voti. Dopo le lauree, Francesco ha anche portato a termine un dottorato di ricerca in Studi di Storia Letteraria e Linguistica Italiana. Una carriera di studi e di vita che però ha dovuto, e deve fare ancora, i conti con il precariato.

Francesco, in cosa consiste il tuo lavoro da ricercatore?

Il progetto prevede la trascrizione e l’edizione critica dell’incompiuta, e a tutt’oggi inedita, autobiografia epistolare dello scrittore scapigliato Carlo Dossi, di cui sono studioso (Vita di Carlo Dossi scritta da Alberto Pisani). Si tratta di una delle opere inedite più importanti della nostra letteratura. L’ho scoperta nel primo anno di dottorato, durante uno dei miei viaggi studio nell’Archivio della Famiglia Pisani Dossi, a Corbetta, in provincia di Milano. Sempre a Roma Tre ricopro anche il ruolo di Cultore della Materia presso la cattedra di Letteratura Italiana tenuta dal Professore Roberto Salsano, che aiuto durante le lezioni e gli esami.

La riforma Gelmini ha modificato le tue attività, i tuoi compiti, le tue aspirazioni? Quali sono stati i cambiamenti maggiormente riscontrati?

Più che il mio presente, la Riforma Gelmini ha modificato il mio futuro e quello di tanti giovani ricercatori della mia stessa età. La figura del ricercatore a tempo indeterminato è scomparsa e così anche diventare ricercatori (obiettivo di per sé già difficilmente raggiungibile) non servirà a garantirsi la sicurezza per fare ricerca in maniera tranquilla e pianificare la propria vita. Ho vissuto precariamente la mia condizione di dottorando, sto vivendo precariamente quella di assegnista e, se tutto va bene, vivrò precariamente anche il mio ruolo di ricercatore. La prospettiva è quella di ritrovarsi oltre i quarant’anni senza nessuna garanzia lavorativa. La meritocrazia non si tutela così. Si dovrebbe valutare periodicamente il curriculum degli studiosi, quello sì, e pretendere un determinato numero di pubblicazioni e di lavori in mancanza dei quali penalizzare (magari declassando e/o congelando) chi culturalmente non “produce”, ma togliere indiscriminatamente la stabilità di un ruolo non ha senso, e penso che a lungo andare si rivelerà controproducente per l’intero sistema universitario.

Quali sono le possibilità per il futuro?

A Roma Tre ho trovato subito un clima molto positivo. Tutti i risultati che ho raggiunto, sia come studente, sia come dottore, li ho raggiunti per il merito. Questo mi rende orgoglioso e mi fa ben sperare: vuol dire che nell’ambiente agiscono professionisti veri, che sanno chi merita di essere premiato. Comunque non bisogna vedere tutto nero, in Italia ci sono, e sono convinto che continueranno a esserci, realtà molto importanti, di cui dobbiamo essere orgogliosi. Il Dipartimento di Italianistica, per cui attualmente lavoro, è una di queste.

Hai mai valutato, come hanno fatto tanti altri giovani, la possibilità di una carriera all’estero?

Ho valutato l’ipotesi di andare all’estero come una fra tante, ma devo ammettere che si tratta di un’idea che non mi entusiasma, e non perché sia motivato in qualche modo dai pregiudizi di una controspinta provinciale. Resta il fatto che è molto più semplice per uno studioso delle materie scientifiche lavorare all’estero. Per chi come me ha la vocazione letteraria non sarebbe per niente facile, né credo che alla lunga darebbe particolari soddisfazioni. Una cosa è spiegare la chimica in lingua inglese, un’altra è parlare di poesia. Mi dispiace, ma la lingua di Montale non saprei ridurla in formule.

Mariangela Celiberti 

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