Pubblicato il: 3 Novembre, 2009

La svolta della Francia: il curriculum anonimo

La svolta della Francia, il curriculum anonimoLe discriminazioni sul lavoro potrebbero essere eliminate ben presto. Almeno in Francia! Il Parlamento francese, infatti, ha approvato l’utilizzo dei curriculum anonimi: da oggi, nel redigere le proprie esperienze lavorative, non è più necessario inserire i propri dati personali e la propria provenienza. L’obiettivo è quello di prendere in considerazione le reali qualità di un candidato, il suo reale profilo, non la nazionalità o l’eventuale residenza in quartieri disagiati. Una svolta importante che potrebbe portare a un cambio di mentalità radicale, volano di uno sviluppo più precoce. Provvedimento che interessa soprattutto i giovani disoccupati delle periferie parigine e dei vari centri francesi: il governo, infatti, vuole incentivare il loro ingresso stabile nel mondo del lavoro e ha proposto di accompagnare al provvedimento del curriculum anonimo, delle borse di studio. Si sta studiano un decreto legge che riservi il 30% dei posti di lavoro disponibili ai giovani immigrati provenienti dalle periferie che si sono distinti (attraverso test specifici), concedendo loro alloggi, stage in imprese e studi di qualità. Quello dei curriculum anonimi in realtà è un provvedimento che venne introdotto già nel 2004, proprio in Francia. Fu il gruppo assicurativo Axa a utilizzarlo, decidendo di selezionare il proprio personale senza conoscere nome, sesso e provenienza. Una scelta che non ebbe molto seguito e venne presto abbandonata. L’idea è stata ripresa poi due anni più tardi dalla Migros, ditta svizzera, che per un periodo predefinito (tre mesi) decise di assumere personale solo dietro la presentazione di curriculum anonimi. Anche in questo caso però, i 3 responsabili delle risorse umane hanno deciso di non continuare con questo sistema, per difficoltà amministrative e burocratiche non meglio precisate. La proposta resta di fatto molto interessante, soprattutto se accompagnata da incentivi che favoriscano le persone più in difficoltà: perché è vero che conta molto l’impostazione e il modo in cui ci si presenta, ma chi garantisce che queste siano le uniche discriminanti veramente prese in considerazione?

Massimiliano Mogavero

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