Pubblicato il: 19 settembre, 2011

La tecnologia al servizio dell’archeologia

Dimenticate scavi e carotaggi, lasciate pure da parte spazzolini e pennelli: oggi l’archeologia possiede nuovi strumenti che consentono di riportare alla luce ciò che da secoli sopravvive sottoterra senza dover scavare neppure un metro nel terreno.

E’ quello che è accaduto a Carnuntum, una località d’origine romana vicino Vienna, dove diversi anni fa si è assistito ad un importante rinvenimento archeologico: la scoperta di un’antica scuola di gladiatori, risalente al II d.C. e oggi sprofondata diversi metri nel terreno.

Nessun rifacimento stradale o scavo privato ha tuttavia rivelato la presenza della scuola nascosta, nessuna pietra è stata fortuitamente spostata rivelando tracce di ciò che giaceva al di sotto. A dare la sorprendente notizia di una simile ricchezza del sottosuolo è stata infatti una straordinaria indagine radar.

In realtà l’impiego di un georadar in questa zona risale a più di dieci anni fa, al 1996, anno in cui furono individuati per la prima volta i resti archeologici della scuola di Carnuntum. Si è dovuto tuttavia attendere diverso tempo prima che le prospezioni radar fossero all’altezza della loro missione di ricognizione e soprattutto prima che fosse possibile ottenere una perfetta ricostruzione virtuale dell’antico sito di Carnuntum.

Il georadar ha messo in evidenza un sito di grandi dimensioni dotato di una piscina, un’arena all’aperto provvista di tribune in cui allenarsi col bel tempo, una palestra al chiuso per gli esercizi invernali, piccolissime celle dormitorio per i gladiatori e addirittura un piccolo cimitero nella zona immediatamente circostante la scuola. Il cimitero dei gladiatori che non ce l’hanno fatta, si direbbe, ma non è ancora certo.

Undicimila metri quadri di spazio all’aperto ed edifici, un tempo adeguatamente attrezzati, consentivano insomma ai gladiatori romani di prepararsi ad affrontare sulla sabbia dell’arena bestie feroci e uomini resi spietati dall’istinto di sopravvivenza. Fatica e allenamento dovevano essere il cibo quotidianamente distribuito in questo luogo, affinché ciascun combattente potesse allontanare ancora un altro po’ nel tempo l’occupazione del proprio posto nel cimitero dei gladiatori sconfitti.

D’altra parte tutto questo, i combattenti delle arene, lo sapevano bene, soprattutto quando evocavano, come in un rito apotropaico, il loro destino di morte di fronte al governatore di turno: “Ave Caesar, morituri te salutant”.

La ricostruzione virtuale, ricavata dalle immagini fornite dal georadar, mostra chiaramente ogni singolo dettaglio del sito archeologico sottoterra e rappresenta così uno strumento prezioso, a disposizione sia degli studiosi che del grande pubblico, per osservare come doveva apparire secoli fa l’antica struttura senza spostare una sola pietra e, cosa di questi tempi forse più importante, senza gravare gli enti pubblici dei costi elevati di uno scavo archeologico.

Va aggiunto tuttavia che se le preziose tecnologie del georadar e della realtà virtuale non possono davvero sostituire la minuziosa ricerca in loco di un bravo archeologo, possono però aiutarlo a portare avanti il suo lavoro nonostante l’impossibilità di organizzare un vero e proprio scavo.

Ricostruzioni virtuali e strumenti multimediali, inoltre, rappresentano un modo eccellente per avvicinare il grande pubblico allo studio del nostro passato.

E chissà poi che così facendo i gladiatori sconfitti di Carnuntum non possano conquistarsi un ultimo, grande momento di gloria.

Giulia Segnalini

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