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La Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni

21 gennaio 2010, di   Stampa articolo Segnala articolo  

cambiale servillo La Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni
cambiale, servillo
regia Toni Servillo
scene Carlo Sala, costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari, suono Daghi Rondanini, aiuto regia Costanza Boccardi
con (in ordine di apparizione) Andrea Renzi, Francesco Paglino, Rocco Giordano, Eva Cambiale, Salvatore Cantalupo, Toni Servillo, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi, Anna Della Rosa, Chiara Baffi, Gigio Morra, Betti Pedrazzi, Giulia Pica, Marco D’Amore, Mariella Lo Sardo

Una coproduzione Piccolo Teatro di Milano, Teatri Uniti

Dal 19 gennaio 2010, ore 20.45- repliche fino al 31 gennaio,

Teatro Ambasciatori

Stagione teatrale 2009-2010 dello Stabile di Catania

Scritta nel 1761 da Goldoni La Trilogia della Villeggiatura ebbe il suo primo allestimento unitario nel 1954 ad opera di Giorgio Strehler. La commedia offriva ampie prospettive al regista con i suoi riferimenti alla società attuale.

Ai nostri giorni è Toni Servillo ad offrirci una rivisitazione unitaria dell’opera, restando fedele a quel nesso tra opera e contesto  contemporaneo. Servillo punta sulla presenza degli elementi costanti che sanciscono in quegli anni, come oggi, un legame tra la commedia goldoniana e la società. Quella a cui Goldoni faceva riferimento non era la società rappresentata dai nobili, propensi ad insolite e stravaganti  abitudini, né tanto meno quella caratterizzata dai poveri, lontani da quel savoir-faire che si imponeva quasi come generale codice comportamentale. E’ invece l’élite borghese ad essere al centro delle sue attenzioni, ceto medio e vulnerabile, attento alle mode del momento ma non inserito necessariamente in sistemi elitari. La vulnerabilità caratterizza quasi tutti i personaggi ed in particolare quello di Giacinta: donna apparentemente frivola e calcolatrice che durante lo svolgersi dei tre atti lascerà intravedere una personalità complicata, insicura e nello stesso tempo propensa al sacrificio. Ogni personaggio eccede in egoismo, in esuberanza, ma questi difetti si trasformano poco per volta in maschere di tristezza, solitudine, dolore. Lo spettacolo coinvolge lo spettatore dal primo fino all’ultimo minuto, senza lasciare spazio a momenti di monotonia: il dialogo è animato, vivace; la scena essenziale ed espressiva. Tra gli attori, dall’interpretazione fluida e sostenuta, spiccano un coinvolgente Toni Servillo ed un bravissimo Paolo Graziosi.

Sabina Corsaro

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