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Le conseguenze dell’amore

Da otto anni Titta di Girolamo (Toni Servillo) vive nella camera di un albergo che si trova in una piccola cittadina del Canton Ticino, nella Svizzera italiana. Uomo distinto, cinquantenne solitario, Titta passa le sue giornate tra il fumo delle sigarette, la hall dell’albergo e le mura della sua stanza dove, puntualmente ogni mese, alla soglia della porta compare una misteriosa valigetta che si rivelerà essere il suo unico impiego, ed impegno, lavorativo. Una routine collaudata e una vita triste, abitudinaria e monotona quella che conduce Titta ma che verrà turbata da alcuni eventi legati al misterioso segreto che si cela dietro quella valigetta. A complicare il tutto ci si metteranno anche i primi sentimenti d’amore che l’uomo scoprirà di nutrire per la giovane e bella Sofia (Olivia Magnani), attraente barista dell’albergo, che scuoteranno quella vita d’obbligo, onore e lealtà a cui Titta deve prestare servizio. Sarà così che la sua esistenza, vissuta tra uomini oscuri, l’emarginazione della sua famiglia e la dipendenza, precipiterà in discesa verso una fine per lui ormai scritta, ma che l’uomo attendeva da anni tra le mura dell’albergo. Unica pellicola italiana presentata al 57mo Festival di Cannes nel 2004 e secondo lungometraggio del regista Paolo Sorrentino, “Le conseguenze dell’amore” vanta dalla sua una magistrale interpretazione di Toni Servillo che, non a caso, nel 2005 gli è valsa il premio Nastro d’Argento come miglior attore protagonista. Quello portato sullo schermo da Servillo è lo spietato ritratto di un uomo duro, freddo, ma che al suo interno cela il vuoto di chi non vive, o meglio ha scelto di non voler vivere più la vita. Condannato ad un’esistenza d’onore ma che di onorevole non ha proprio nulla, questo protagonista rinuncia alla lotta per farsi travolgere dal nulla che, come accadeva nel celebre film di Wolfgang Petersen “La storia infinita”, del 1984,  ha il solo scopo di travolgere ed inghiottire tutto ciò che incontra. Monotonia ed apatia ma anche amore ed affetto, che come in ogni triste storia arrivano sempre alla fine, saranno distrutti dall’ombra oscura dei segreti di Titta troppo a lungo celati. Accolto positivamente da pubblico e critica, che lo ha premiato con diversi riconoscimenti ai David di Donatello del 2005, questo film regala al pubblico una storia triste dai temi piuttosto noti, come i segreti, l’amore, la droga e la mafia, ma che rielaborati in questa solida sceneggiatura fanno da giusto sfondo all’indifferenza e all’apparente senilità di un uomo che vive ormai sospeso in una perenne apnea perché costretto a fare i conti con la vita che ha scelto.

Greta Montesano