Pubblicato il: 27 Febbraio, 2009

Le continue minacce ai giornalisti

giornalistaOrmai è diventata una consuetudine e ci si sta rassegnando a questo fenomeno. Le minacce ai giornalisti sono all’ordine del giorno: ultima è quella pervenuta al giornalista di E-Polis Francesco Giorgioni che sta portando avanti un’inchiesta su un’indagine della procura di Tempio Pausania, per cercare di risalire agli autori di minacce rivolte a due vigilantes del Consorzio Costa Smeralda. In una lettera gli veniva “consigliato” di non occuparsene più altrimenti avrebbe pagato con la morte. Un chiaro intento intimidatorio quindi, anche se il cronista non si è lasciato spaventare e ha denunciato il fatto ai Carabinieri, ricevendo immediatamente la solidarietà dell’Ordine dei Giornalisti. Dicevamo di un fenomeno crescente; ne abbiamo esempi ovunque ci giriamo: emblematica a riguardo è la situazione di Roberto Saviano o quella di Lirio Abbate, cronista dell’Ansa che da anni si batte contro la mafia, mettendo a repentaglio la propria vita e la propria incolumità per il gusto di informare. Ammirevole! Sì, ammirevole, perchè con Abbate i mafiosi sono passati dalle parole ai fatti, facendogli trovare un ordigno sotto la sua automobile, che non si sa per quale miracolo non sia esploso. Nonostante ciò, lui continua le sue battaglie, continua ad informare, facendo dichiarazioni forti e piene di coraggio, come questa: “Qualcuno può avere steso un filo sottilissimo oltre il quale non è consentito andare. I giornalisti devono superare questi limiti e scrivere tutto quello che è possibile accertare.”

Ancora più grave (se possibile) la situazione di Alberto Rosselli, giornalista free lance genovese che, dopo un intervento nella trasmissione Otto e mezzo in cui aveva denunciato l’eccidio degli armeni in Turchia, una strage di cui la nazione turca non si è mai assunta la responsabilità, ha ricevuto una quantità industriale di lettere e messaggi con contenuti minatori verso di lui, la sua famiglia e addirittura verso il suo cane. Come non citare Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino finita nel mirino del clan dei Casalesi per i suoi articoli pungenti e per le sue rivelazioni che hanno portato danni notevoli all’intera organizzazione camorristica. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che è possibile fare. Episodi sintomatici che indicano una strada in salita, pericolosa e piena di ostacoli: colpire la libertà di stampa, colpire chi cerca di informare è quanto di più grave possa esistere. La democrazia, tanto cara solo a parole, è fondata sulla notizia ed è da questo punto che si snoda. Non bisogna mai piegarsi, cercando di avere sempre il coraggio di andare avanti perché, per chi fa questo mestiere, la morte arriva quando si smette di avere la voglia di scoprire la verità e di farla sapere agli altri. “Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo”, questa frase di Giuseppe Fava, giornalista catanese caduto sotto i colpi di Cosa Nostra, fa capire bene quanto sia importante continuare ad informare, in qualsiasi condizione ci si trovi.

Massimiliano Mogavero

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