Pubblicato il: 27 Febbraio, 2009

Le diable au corps

diableL’immagine che è riportata qui, è la raffigurazione di uno dei tanti disegni che Jean Cocteau amante spirituale e carnale di Raymond, gli fece. Scrittore probabilmente sconosciuto a molti, Raymond Radiguet è un genio precoce nella sua arte. Nacque a Saint – Maur nel 1903 e morì di tifo, a soli 20 anni, nel 1923 a Parigi. Vi chiederete cosa abbia potuto scrivere un ragazzo dalla vita così breve. Radiguet scrisse Il Diavolo in corpo e Il ballo del Conte d’Orgel, che venne pubblicato l’anno dopo la sua morte. Il primo è il capolavoro assoluto che lo innalza al pari dei classici e che gli permette di far parte della grande tradizione del romanzo francese; romanzo breve ma intenso e parzialmente autobiografico. La semplicissima eppure bellissima storia, narra appunto di un “diavolo” che si dimena e si ribella dentro l’anima di un adolescente, durante la prima guerra mondiale. Un giovane scolaretto si innamora prepotentemente di Marthe, donna sposata che ricambia perdutamente il suo amore. Il marito di Marthe è lontano in guerra e i due amanti, ignari del mondo che li circonda, si cibano l’uno dell’altra in un rapporto morboso e ossessivo. La peculiarità di questo romanzo, la genialità che lo fa brillare con splendente arroganza, è il modo di scrivere che adotta questo giovanissimo e superbo scrittore che si premura con attitudine maniacale a razionalizzare i sentimenti del personaggio, straziando senza scrupoli l’amore che provano i due amanti. Tutto ciò che viene sottoposto all’analisi impietosa della ragione, finisce per essere svilito e distrutto ed è quello che accade pagina dopo pagina in questa storia travolgente e, a dispetto di tutto, romantica. Il personaggio, si diverte a tormentarsi dubitando del suo amore e dell’amore di Marthe per lui, in una parabola di dolore e follia in cui l’esigenza di controllare intellettualmente la persona che si ama e si desidera è più forte dell’amore stesso. Oppure è l’altra faccia egoista e pazza dell’amore, che pulsa violentemente nelle vene. La volontà di possedere e di avere diritti sull’oggetto del nostro amore, è una forza distruttiva, ma forse l’unico modo in cui è possibile amarsi anche con la mente. “A furia di orientare Marthe nella direzione che mi conveniva, lentamente la plasmavo sulla mia immagine. Mi accusavo di tutto ciò, e di distruggere scientemente la nostra felicità. Che lei mi assomigliasse e che fosse opera mia, mi estasiava e m’inquietava. Ci vedevo una ragione della nostra intesa. […] Certo, siamo tutti Narcisi, che amano e detestano la loro immagine, ma ai quali è indifferente qualsiasi altra. È l’attrazione verso la somiglianza che ci guida nella vita facendoci gridare -Ferma!- davanti a un paesaggio, una donna, una poesia. Possiamo ammirarne altri senza avvertire questo colpo.”

Elena Minissale

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