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Le università telematiche

In un’epoca in cui l’apporto del mezzo digitale non può essere trascurato in nessun campo, un fenomeno interessante da analizzare è quello delle università online, o telematiche, che dopo il boom del 2003, sono state regolamentate nel 2006 e ora sono presenti nella nostra struttura universitaria in discreta quantità (e con un ampio numero di corsi di laurea: addirittura 222), anche se ancora lontana da quella di molti altri stati europei e della solita America. “Miracoli” del progresso che non devono essere subito additati come negativi per la formazione culturale, visto che come ogni innovazione presentano lati negativi e lati positivi. Chi decide di iscriversi in un’università di questo genere, lo fa in teoria perché gravato da impegni di varia natura, e quindi ritiene più comode le modalità di un corso telematico. Ciò include dunque lavoratori part-time, lavoratori a tempo pieno, e studenti in età avanzata (dai 30 anni in su), mentre ben pochi sono quelli in età post scolare. Sembrerebbe quindi un target comunque impossibilitato, o gravemente impedito, nel frequentare le università tradizionali: non una forma di concorrenza, ma un ampliamento dell’offerta anche a fasce normalmente, e forzatamente, non prese in considerazione dai canali tradizionali. Problemi? Un po’. La qualità del servizio, innanzitutto. Il rapporto Omniacom 2007 ci fornisce una cifra che lascia perplessi: una delle più grandi università telematiche italiane, a fronte dei suoi 8000 iscritti, metteva a disposizione la spropositata cifra di…13 docenti. Ci si chiede quindi se tutti gli 8000 iscritti avessero scelto quell’università solo ed esclusivamente per motivi di tempo e di comodità, anche se è evidente come anche nelle università tradizionali, o quantomeno nei corsi di laurea che lo consentono, sia notevole il numero di studenti che non frequentano nessuna lezione,  presentandosi in sede solo per sostenere gli esami. Considerando che anche nel caso delle università telematiche gli esami vanno sostenuti davanti a una commissione esaminatrice, dove sta il senso?

Il fatto è che l’Università non è fatta di sole fredde lezioni, studente da una parte e docente dall’altra. E’ fatta di interazione, di scambio di idee, di crescita culturale. Per quanto le università telematiche possano risultare più comode, la sensazione che offrano un’esperienza mutilata è forte. Due ore di fila in segreteria valgono il prezzo del biglietto, quando poi ci si siede coi colleghi a scambiar pareri su questo o quell’autore studiati. Vero è anche che non si possono trascurare le esigenze di chi davvero non ha altro modo di accostarsi allo studio universitario se non attraverso internet. Sarebbe dunque auspicabile, piuttosto che uno scettico ostracismo, semplicemente un controllo ferreo sulle università telematiche, affinché la preparazione che infondono agli studenti sia sempre ai massimi livelli.

Tomas Mascali